Merkel, l'incognita degli euroscettici

Alle elezioni debutta il partito del marco. I consensi (per ora) sono bassi. Ma se l'austerity fallisce, la cancelliera rischia

di Barbara Ciolli

 

Il supermarco contro le vecchie monete nazionali, come prima del pasticciaccio dell'euro.
Angela Merkel sa bene che il tedesco medio l'ha sempre pensato, prima e dopo l'introduzione della moneta unica.
La Germania ci ha rimesso a entrare nell'eurogruppo e sono i suoi contribuenti a pagare lo scotto maggiore della crisi. In tanti lo credono, ma nessuno lo dice: l'euroscetticismo è, da anni, un humus fertile in terra tedesca.
Non a caso, la cancelliera è sempre riuscita a contenere le pulsioni anti-europeiste con le ricette d'austerity, avendo come stella polare la tutela del (suo) contribuente. Ma la vittoria dei grillini in Italia (terza economia dell'Eurozona), possibilisti su «un'Unione europea a due velocità», ha scardinato anche le gabbie della politica tedesca. E Alternative für Deutschland, il partito di euroscettici, ha annunciato la sua convention di debutto a Berlino, il 13 aprile.
LA CORDATA DI EUROSCETTICI. Etichettarli come populisti di estrema destra è quanto mai fuorviante.
A guidare gli euroscettici sono eminenti economisti come Stefan Homburg o l'ex presidente degli industriali tedeschi Hans-Olaf Henkel e noti giornalisti e politologi di area cristiano-democratica (Cdu-Csu) come Alexander Gauland, da anni critici sugli aiuti internazionali ai Paesi Ue a rischio default.
A campagna elettorale avviata, il partito di Merkel perde dunque pezzi. Ma, per molti analisti tedeschi, il club dei professori ribelli che, per curriculum vitae, ricorda la formazione di Oscar Giannino potrebbe sgonfiarsi in una bolla di sapone.
LA TENTAZIONE DEL SUPERMARCO. È vero che la proposta del ritorno al marco tocca un nervo scoperto. Ma, in passato, i partiti che vi hanno fatto leva - a livello locale e nazionale - hanno sempre ottenuto percentuali minime. Alla fine dei conti, i tedeschi hanno continuato a fidarsi di Merkel, preferendo l'usato sicuro rispetto al nuovo magmatico.
Non è detto, tuttavia, che la cancelliera riesca a salvarsi anche quest'anno. Tutto dipende se, nei prossimi mesi, gli sviluppi della crisi possano mettere o meno a nudo la 'dottrina Merkel'.

Il 65% dei tedeschi: «Con il marco era meglio»

In Germania, la maggioranza dei cittadini è sempre più critica verso l'euro. Negli ultimi sondaggi, due tedeschi su tre (65%) hanno ammesso che «con il marco» la loro qualità della vita sarebbe stata migliore.
Se nell'estate 2012, poco più della metà degli interpellati (52%) pensava di aver avuto «più vantaggi che svantaggi» dall'entrata nell'euro, in autunno le percentuali degli euroscettici hanno iniziato a oscillare.
A ottobre 2012, alla Frankfurter allgemeine Zeitung, l'84% ha confessato di sentirsi disorientato dalle stime degli esperti sul futuro dell'Ue. Di vedere i politici europei senza soluzioni, impotenti al pari dei cittadini comuni di fronte al precipitare degli eventi. E di temere che la situazione, «nei prossimi anni, non potrà che peggiorare».
IL FLOP DEI FREIE WÄHLER. Dal 2011, inoltre, tra i tedeschi la «convinzione che, tra 10 anni, esisterà ancora l'euro, è calata dal 50% al 40%».
In una recente inchiesta commissionata dall'emittente Zdf, il 49% ha affermato addirittura che la «Germania starebbe meglio fuori dall'euro».
In vista delle elezioni di settembre, la cordata di Alternative für Deutschland ha preso a cavalcare questa marea crescente di anti-europeisti.
Ma per il politologo Gero Neugebauer, esperto del sistema dei partiti tedesco, non è affatto detto che il movimento riesca a intercettare il sentimento popolare.
«In Germania esisteva già da anni, il partito dei Freie Wähler, dichiaratamente contro l'euro», ha spiegato l'analista a Lettera43.it. Nati come movimento civico del Sud della Germania, in passato i 'liberi elettori' hanno raccolto forti adesioni soprattutto in Baviera, «mentre sia in altri Land sia a livello nazionale hanno ottenuto percentuali risicate, inferiori al 2%».
I DUBBI DEGLI ANTI-EURO. Da anni il liberista Henkel, grande industriale e sostenitore dei Freie Wähler, va in tivù a propagandare un'Eurozona a due velocità. E il nuovo partito del quale è fondatore viene visto come il doppione di una formazione fallimentare.
Lo stesso Hans-Werner Sinn, economista di fama internazionale dell'istituto Ifo di Monaco che in molti davano nel 'partito dei professori', ha smentito di farne parte, descrivendo Alternative für Deutschland come il «segnale della stanchezza generale della popolazione tedesca». E anche l'euroscettico Joachim Starbatty, associato inizialmente al gruppo, è convinto che il movimento di Henkel abbia poche chance di sfondare.

La cancelliera monolite della Cdu: si gioca tutto

Dalla sua, Merkel ha le percentuali bulgare delle quali, grazie al suo operato e alla sua capacità di rassicurare i tedeschi, gode il suo partito.
A marzo, l'ultimo sondaggio della Zdf ha indicato la cancelliera al 62%, staccata di oltre 30 punti dallo sfidante socialdemocratico (Spd) Peer Steinbrück (28%). Con la Cdu-Csu al 41%, il Spd al 28% e i Verdi ancorati al 14%.
Grazie all'abilità tattica di Merkel, nelle ultime elezioni regionali i cristiano-democratici di Merkel sono riusciti anche ad arginare il crollo annunciato dei liberali della Fpd: l'ala liberista della coalizione di centrodestra, all'interno della quale, come nella corrente destra della Cdu, milita un drappello disomogeneo di euroscettici.
MERKEL BLOCCA GLI SCETTICI. Tra loro, tuttavia, c'è molta prudenza sullo schierarsi con l'Alternativa di Henkel, lasciando il certo per l'incerto.
Nonostante i ripetuti inviti alla Grecia a uscire dall'euro, arrivati alla resa dei conti nella coalizione, in entrambi i partiti finora è sempre prevalsa la linea dell'austerity.
Ben consapevole del mal di pancia popolare sull'euro, la cancelliera ha impostato tutta la sua politica con «la difesa del contribuente a Bruxelles», barattando il sì alla moneta unica della Germania «con l'impegno a tenere la Turchia fuori dall'Ue come Paese membro», ha aggiunto Neugebauer.
Al di là dei tatticismi riusciti, tuttavia, nella sostanza finora Merkel si è limitata a «prendere tempo, rimandando al domani le scelte per risolvere la crisi». Pressando, di fatto, tutti i Paesi dell'euro a rispettare i parametri Ue decisi a Lisbona nell'Agenda di tagli entro il 2010.
IL PILASTRO DELLA CDU. Nel partito della Cdu-Csu, è la «cancelliera l'unico candidato possibile alle elezioni. Non esistono, da anni, altre personalità forti nel centrodestra», ha commentato il politologo tedesco.
Questo, alla fine, è stata la sua forza, ma anche «il suo punto più debole». Se, con la crisi inarrestabile dell'Ue, la sua ricetta del rigore dovesse fallire, politicamente Merkel è destinata a soccombere.
Sulla piazza, si prevede resti solo un Spd, staccato dalla sinistra radicale (Linke), che cerca di catturare consenso dal ceto medio. Elettore granitico della cancelliera, ma anche sedotto dalla grande tentazione del marco

 

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