Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio Matteo, ed ex dc è indagato per bancarotta fraudolenta.

Il padre del presidente del Consiglio Matteo Renzi, Tiziano, risulta indagato dalla procura di Genova per bancarotta fraudolenta. Si tratta di un'indagine Tiziano Renzi, a destra con il cappellino, assieme al figlio Matteo e un amicoavviata da tempo e collegata al fallimento di una società di distribuzione di giornali. Tiziano Renzi nei giorni scorsi avrebbe ricevuto un avviso di prosecuzione delle indagini. La società in questione è fallita lo scorso anno, quando il padre di Renzi l'aveva già ceduta ad un imprenditore ligure.

 

L'azienda e il premier

Nei giorni scorsi era stato il Secolo XIX a ricostruire la vicenda spiegando che della ditta, la Chili srl, era stato in passato titolare anche lo stesso premier assieme alle sorelle. Non solo: nel pezzo si ricorda che poco prima di candidarsi alla presidenza della provincia di Firenze Matteo Renzi aveva ceduto le proprie quote per essere poi assunto come dirigente, mossa questa che gli aveva consentito di percepire i contributi figurativi per il distacco all'attività amministrativa. Una polemica nota, raccontata nei mesi scorsi anche dal Fatto Quotidiano e da Libero. Ma oggi torna d'attualità perché l'azienda oggetto dell'inchiesta è stata di fatto l'ultimo datore di lavoro del capo del governo prima del suo ingresso nella politica a tempo pieno.

 

 

 

Debiti non pagati

Nella fattispecie, a far scattare l'interesse dei giudici sarebbe stato, sempre secondo il quotidiano genovese, un debito lasciato dai vecchi proprietari e mai saldato che viene ora rivendicato nell'ambito del fallimento della società, che nel frattempo aveva cambiato denominazione in Chili Post, in cui i Renzi non hanno più voce in capitolo.

 

Tiziano Renzi

Genova - Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio Matteo, è indagato per bancarotta fraudolenta dalla procura di Genova. Un’indagine avviata da tempo e collegata al fallimento di una società di distribuzione di giornali.

Nei giorni scorsi ha ricevuto un avviso di prosecuzione delle indagini e dunque l’iscrizione nel registro degli indagati risale verosimilmente a diversi mesi fa.

La società è fallita nel 2013, quando il padre di Renzi l’aveva già ceduta a un imprenditore genovese. La stessa società risulta essere stata intestata proprio a Matteo Renzi e alle sue sorelle tra il 1999 e il 2004. Risultano anche contributi figurativi versati all’attuale presidente del consiglio.

Le indagini sono partite dopo il fallimento, dichiarato un anno fa, della società Chil che si occupa di distribuzione di giornali. Oltre a Tiziano Renzi sono indagate altre due persone. L’indagine è condotta dal procuratore aggiunto Nicola Piacente e dal sostituto procuratore Marco Airoldi. Battute: 322 Parole : 51

Questo l’articolo che Marco Grasso scrisse per Il Secolo XIX l’8 maggio del 2013:

Debiti e cause, i danni genovesi di papà Renzi 
Non è proprio elegante andarsene via senza pagare tre mesi di affitto, lasciare gli uffici sottosopra e portarsi via persino le barriere di plastica che negli open space delimitano una scrivania dall’altra. E non è nemmeno consentito dalla legge, ha poi riconosciuto il tribunale. Peccato che per i creditori la sorpresa sia al momento del risarcimento: l’azienda nel frattempo è stata venduta, svuotata, e poco dopo avviata al fallimento.

Mentre un’impresa gemella, guidata dai precedenti titolari, è nata altrove. È passato qualche anno da quei fatti, il contenzioso inizia nel 2006, e gli ex proprietari della Chil Srl (7 milioni fatturati nel 2007, diventata poi Chil Post srl), ditta che si occupava di distribuzione di giornali e campagne pubblicitarie radicata anche sotto la Lanterna, sono ben più noti di allora. Il fondatore Tiziano Renzi, padre del sindaco di Firenze Matteo, ha ceduto definitivamente le quote a un imprenditore genovese poco prima che questi fallisse.

E proprio Chil srl è già stata fonte di mille polemiche e oggetto due interrogazioni comunali perché il rottamatore, nel 2003, a 11 giorni dalla discesa in campo per l’elezione a presidente della Provincia del capoluogo toscano, fu assunto come dirigente della società, appena dopo averne ceduto il 40% di quote, una mossa che gli ha consentito di incassare i relativi contributi per 9 anni, a spese dello Stato.

Per capire come inizia questa storia bisogna ritornare al biennio tra il 2003 e il 2005. È questo il periodo in cui Tiziano Renzi, vulcanico impresario ed ex amministratore democristiano, sbarca in Liguria. Chil srl, sede a Rignano sull’Arno, apre una filiale nella centralissima via Fieschi, dove per un periodo collabora anche con Il Secolo XIX, per cui cura il servizio porta a porta. L’inizio di quell’avventura coincide con il primo exploit del figlio, che a soli 29 anni, riceve l’endorsement dell’Ulivo per la corsa alla presidenza della Provincia di Firenze.

Attenzione ai tempi. L’annuncio della candidatura è del 7 novembre 2003. Poco prima, anche la ditta cambia pelle. Dal 1999 al 2004 era stata intestata a Matteo e a una delle sorelle. Il 17 ottobre 2003 il futuro golden boy del Pd cede le sue quote al padre Tiziano e alla madre Laura Bovoli. Il 27 ottobre diventa dirigente. Il 13 giugno dell’anno successivo è eletto e accede al distacco. La vicenda, sollevata dal Fatto Quotidiano, è anche oggetto di un’azione formale di alcuni consiglieri dell’attuale opposizione di centrodestra fiorentino. La risposta: «Alla società di cui risulta dipendente il dottor Renzi sono erogati i contributi previsti all’art. 86 comma 3 del Testo unico enti locali».

Ma torniamo alla Chil srl. L’avventura genovese ha una svolta nel 2005, quando abbandona gli uffici di via Fieschi, occupati oggi da una lavanderia. Il proprietario dei muri però, la società Genovapress, di Vittorio Caporali, lamenta che i locali sono stati lasciati in pessime condizioni. Non solo. L’affittuario se n’è andato senza pagare gli ultimi tre mesi, per un totale di 8mila euro. Parte un decreto ingiuntivo e il tribunale condanna Chil srl a risarcire 11mila euro, il conto più le spese legali. Non è finita qui. C’è un’altra questione che finisce di fronte al giudice. Caporali, assistito dall’avvocato Ernesto Rognoni, afferma che oltre al mancato pagamento, Renzi senior si è lasciato dietro di sé impianti elettrici devastati, controsoffitti sfondati e si è tenuto anche parte dell’arredamento, in particolare le barriere divisorie. In primo grado vince Renzi, difeso da Luca Brida. In secondo il verdetto è parzialmente ribaltato: effettivamente Chil srl si appropriata di materiale non suo. Il conto da pagare, ingrossato dai processi, è lievitato a circa 8mila euro. I creditori bussano alla porta della ditta ma ormai è cambiato tutto.

Tiziano Renzi nel dicembre del 2010 ha ceduto un ramo d’azienda alla nuova sigla di famiglia, Eventi 6 srl (4 milioni di euro di fatturato nel 2011), che fa sostanzialmente le stesse cose e ha sede nella natia Rignano sull’Arno. Chil Post srl passa nelle mani di Gian Franco Massone, 75 anni, originario di Castelletto d’Orba e residente a Varazze. Di lui si sa che fino al 1990 ha avuto una piccola impresa che si occupava di «commercio ambulante e vendita al minuto di mercerie, chincaglierie, scampoli, tessuti». Dal 2009 è vicepresidente della Delivery Service Italia, società cooperativa di Firenze. Il resto è nella relazione del curatore fallimentare, il commercialista Maurizio Civardi. Chil srl lascia all’asciutto i creditori (non solo l’ex proprietario dei muri) a marzo del 2013 è dichiarata fallita. Anche se la nuova sede, una stanza di un appartamento in Galleria Mazzini 3, era già abbandonata nell’ottobre 2011.

 

inserito da domenico marigliano blogger

 

Guest blogging Italia

articolo letto

totale visite sito web prima pagina 

conta tempo connessione internet

 

 

 

 

contatore

totale click accessi sito web la voce del web

Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter:

Sondaggio

ti piace il mio sito metti un voto

si 313 96%
no 12 4%

Voti totali: 325