L’affare nostrum nella Regione di Alfano

L’affare nostrum nella Regione di Alfano

L'immigrazione odierna è un business voluto ed alimentato da un sistema marcio che conosce ma tace, che "aiuta" ma uccide. A confermarlo, parlando a L'Intellettuale Dissidente è proprio uno dei coordinatori delle operazioni subacquee svolte dalla Guardia Costiera negli scorsi mesi a Lampedusa. L'immigrazione "diventa perfino motivo di competizione tra i singoli corpi nazionali, che si aiutano perché devono, ma che alla fine competono tra loro per poter poi battere cassa, ricevere più fondi europei".
DI  - 16 SETTEMBRE 2014
 
 
 

È una barca fatiscente a spiegarci come stanno le cose in Sicilia. In balìa delle onde ed abbandonata tristemente al suo destino, quell’imbarcazione pericolante comparve qualche giorno fa in prossimità di una delle coste dell’agrigentino (Punta Bianca, Porto Empedocle), allo stesso modo in cui all’alba compare il sole. Trasportava un carico umano abbastanza notevole, una trentina di immigrati che, eludendo il controllo delle forze dell’ordine, sono riusciti subito ad abbandonare l’arenile per poi essere ritrovati, solo in parte, dispersi in diverse strade della città. Sequestrata dalla Capitaneria di porto di Porto Empedocle, quella barca proveniente da chissà dove, fu ritrovata giorni dopo in fiamme dopo essere stata completamente derubata del suo ferro vecchio da chi era alla ricerca di soldi facili. Emblema dell’anarchia di chi arriva, dell’amnesia di chi lascia passare, dell’ipocrisia di chi invece alimenta il business dell’immigrazione.

Mentre migliaia di persone sono costrette a sfidare la morte, ad abbandonare la propria terra vittima di guerre o dello sfruttamento selvaggio da parte delle Multinazionali occidentali, nei palazzi del potere nazionale si continua a discutere su come “dare il pesce” a coloro cui abbiamo perfino privato di imparare a pescare. E nulla di strano se tra quelle facce che riempiono sorridenti le prime pagine dei giornali, si scopre qualche socio di famose multinazionali responsabili dello più grande sfruttamento umano perpetrato nel ventunesimo secolo nei paesi del terzo mondo, ma pur sempre i più ricchi. Dalla Nestlè in campo alimentare, al criminale traffico del coltan (utile per la produzione di cellulari e tablet) nel Congo, poi rivenduto a chi ti presenta nel mercato consumistico un Iphone per 700 euro. Mentre chi lo estrae riesce a malapena a sopravvivere dalla fame.image
Purtroppo però, di fronte quello che è un fenomeno che ci riguarda così da vicino, in Italia si finisce per dividersi in due strade tortuose che mai si incontreranno: da un lato il falso perbenismo- a volte anche intriso di innocente inconsapevolezza- di chi si premura di assistere come si deve l’immigrato, tralasciando di preservare lo stesso trattamento al concittadino che muore di fame; dall’altro il pericoloso antagonismo di chi, forse chiuso da quei paraocchi che non gli permettono di accorgersi di essere egli stesso nella medesima barca, grida al mondo di chiudere le barriere della tolleranza. A chi giova uno scontro di civiltà così crescente? A chi fa comodo tutta quella serie di costi e di conseguenze di un’immigrazione di massa verso un’Europa già morta per Maastricht? Forse le logiche di mercato che regolano sempre più la nostra quotidianità, necessitano di braccia forti e manodopera a basso costo?
L’immigrazione odierna è un business voluto ed alimentato da un sistema marcio che conosce ma tace, che “aiuta” ma uccide. A confermarlo, parlando a L’Intellettuale Dissidente è proprio uno dei coordinatori delle operazioni subacquee svolte dalla Guardia Costiera negli scorsi mesi a Lampedusa (di cui abbiamo mantenuto l’anonimato). Secondo chi analizza il problema perché lo vive in prima persona, l’immigrazione “diventa perfino motivo di competizione tra i singoli corpi nazionali, che si aiutano perché devono, ma che alla fine competono tra loro per poter poi battere cassa”. I soldi infatti non sono mai abbastanza ed i mezzi impiegati hanno sempre un costo: ognuno cerca di far la scarpa all’altro per ricevere più fondi europei, altrimenti non si spiegherebbe il primato della Guardia di Finanza, forza chiaramente più assente nelle operazioni di salvataggio, a primo coordinatore dell’operazione Frontex plus. “Per questa gente il viaggio è un incubo che può durare giorni e giorni- continua l’intervista- Costretti a passare da Stato a Stato, tra scafisti e criminali, per poi morire di freddo anche nella mia barca (..) Nello stesso barcone puoi trovare siriani così benestanti che viaggiano con l’ipad insieme a somali, eritrei e quei marocchini che poi in Italia finiscono nello giro di sfruttamento delle vendite ambulanti”.
Ma quanto ci è costato fin ora “Mare Nostrum”? Quali i risultati raggiunti, quale l’alternativa? Domande che certamente hanno una risposta e risposte che purtroppo lasciano il tempo che trovano. “Un immigrato costa allo Stato (insieme all’Europa) due o tre volte più di quanto gli costa chi va a soccorrerli. Oltre i 30 euro, ci sono poi le somme dovute agli Hotel che li ospitano, per le sigarette, per le schede telefoniche e così via, mentre noi mangiamo in mensa e lavoriamo anche più di quanto la legge prevede per ricevere in media 200 euro in più nello stipendio mensile”, riferisce ancora la fonte.
In Sicilia, regione da sempre considerata cerniera di ricongiungimento tra oriente ed occidente, terra di origine dello stesso Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, non poche sono le strutture adibite a centri di accoglienza, le stesse cui l’Unione Europea destina ingenti contributi. Non c’è da meravigliarsi se il proprietario di Hotel Hareus (Selinunte, Trapani), Filippo Ferreri, 54 anni, avrebbe dichiarato di volerne approfittare per restaurare gli edifici dell’Hotel: per lui, dice, quella dell’accoglienza “è stata una buona opportunità”. Secondo quanto scrive Antonio Rossitto su Panorama, firmata la convenzione con la prefettura, si ricevono 30 euro più Iva al giorno per ogni persona accolta. Dunque pensate che un hotel che mette a disposizione 100 posti riceve quasi 1,1 milioni all’anno dallo Stato. Non finisce qui, perché per Salvatore Cascia, proprietario di quella che un tempo era la lussuosa Villa Mokarta di Salemi (Trapani) adesso centro di accoglienza, tale scelta “non è solo una questione di lucro, ma anche di cuore- continua- Certamente però gli immigrati stanno muovendo l’economia di tutta la provincia…”. Ed ancora a Siculiana, nell’agrigentino, la splendida Villa Sikania, hotel di riferimento per matrimoni e villeggiature estive, ospita adesso gli immigrati che giungono nei mari di Porto Empedocle. Sempre nell’agrigentino, un altro Hotel avrebbe avuto la stessa sorte se non fosse stato che il suo proprietario risultasse indagato per mafia. Chi avrebbe fatto autogol?
Dubbi e misteri. Mentre la chiacchierata col nostro intervistato finisce con una di quelle domande cui nessun politico forse risponderà mai: “perché, allora, non mandare delle navi regolari per andarli a prendere e destinarli dove vogliono andare? Non costerebbe forse di meno a loro pagare il biglietto della nave piuttosto che agli scafisti? Non costa forse venti volte di più allo Stato rimandare con espulsione lo scafista responsabile?”. Ma forse non ci guadagnerebbero più nulla coloro che sanno già quale barcone arriverà e quale non arriverà mai.

inserito da domenico marigliano blogger

 

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