La strage dei bambini di Gorla fatta dall'15a Air Force comandata dal generale Nathan F. Twining. una strage che spesso viene dimenticata.

La 15a Air Force dell'U.S.A.A.F.

 

Dopo essere stata trasferita nel mezzogiorno della nostra penisola, la Mediterranean Allied Air Force (M.A.A.F.) fu oggetto di rioganizzazione al suo interno; a tale scopo, il 1° novembre 1943 a Tunisi i comandanti dell' U.S.A.A.F. costituirono la 15a Air Force comandata dal generale Nathan F. Twining, con lo scopo di effettuare bombardamenti strategici sull'Europa meridionale, compresa ovviamente la città di Milano; al fianco della 15a era presente la 12aAir Force, specializzata in bombardamenti tattici.

 

 

Al suo interno la 15a Air Force era così composta:

5° Bomb Wing: 2°, 97°, 99°, 453°, 483° Bomb Group (su bombardieri B-17)

47° Bomb Wing: 98°, 376°, 449°, 450°, Bomb Group (su bombardieri B-24)

49° Bomb Wing: 451°, 461°, 484°, Bomb Group (su bombardieri B-24)

55° Bomb Wing: 455°, 456°, 459°, 460° Bomb Group (su bombardieri B-24).

Ogni Bomb Group si divideva a sua volta in quattro Squadron, ognuno composto da 15 aerei.

Nella 15a Air Force erano anche presenti il 305° Bomb Group (ancora in fase organizzativa), l'885° Squadron (per missioni speciali), il 154° Squadron da ricognizione ed il 15° Combat Mapping; a fornire la scorta aerea a tutte queste formazioni provvedeva il 306° Fighter Wing, che poteva contare su sette gruppi di caccia P47 o P51. La 15aAir Force utilizzava due tipi di bombardieri quadrimotori: il Boeing B-17 "Flying Fortress" ed i Consolidated B-24 "Liberator".

 

 

Rispetto ai britannici Halifax, Stirling e Lancaster, (i soli velivoli fino ad allora ad aver effettuato missioni su Milano), i bombardieri statunitensi volavano ad una quota superiore, intorno ai 9.000/10.000 metri, trasportavano meno ordigni (1.800 Kg. per un'autonomia di 3.700 Km.), ed utilizzavano un equipaggio composto da 10/12 aviatori rispetto ai 6/7 degli inglesi.

Descrivere la logica operativa di questi mezzi è fondamentale per comprendere cosa avvenne su Gorla. Già da tempo gli inglesi effettuavano missioni solo notturne, ritenendo di essere così al sicuro dalla contraerea di terra e da eventali caccia germanici in volo; in questo modo potevano volare ad una quota inferiore, con un carico di bombe maggiore ed impiegando meno uomini: non era necessario avere a bordo mitraglieri ed in caso di abbattimento le perdite umane sarebbero state inferiori.

 

 

Attaccare un bersaglio con l'oscurità però obbligava a rinunciare a bombardamenti di precisione, scegliendo la via chiamata "area bombing" e cioè un attacco generalizzato su tutto il centro abitato, distruggendo tutti gli edifici presenti nell'area senza preoccuparsi se oltre ai bersagli militari venisse coinvolta anche la popolazione civile. Sebbene questo portava alla conseguenza di essere accusati di effettuare bombardamenti terroristici, il maresciallo Arthur Harris sosteneva la necessità di non essere troppo teneri con il nemico, dal momento che anche i tedeschi avevano già effettuato bombardamenti simili sulle città inglesi. A memoria di ciò nella storia restano i bombardamenti di Berlino, della Ruhr, di Amburgo e soprattutto di Dresda nei quali decine di migliaia di civili persero la vita.

Trovandosi al fianco della Germania, responsabile dei bombardamenti sulla Gran Bretagna, l'Italia pagò pesantemente quell'alleanza: oltre a tutte le altre città italiane, anche Milano ebbe la sua parte, con i quattro episodi dell'agosto 1943, che dovevano portare il governo Badoglio alla resa (come avvenne l'8 settembre 1943).

 

 

Gli americani invece, prediligevano l'attacco diurno (convinti anche della validità del sistema di puntamento "Norden"); questo comportava però maggiori rischi per l'equipaggio, con la conseguente necessità di volare più alti per evitare il fuoco antiaereo di terra, portando quindi meno bombe e con un equipaggio superiore che prevedeva anche i mitraglieri necessari per l'autodifesa del velivolo.

Rispetto all'8a Air Force operante dalla Gran Bretagna per effettuare missioni su tutta l'Europa settentrionale, la 15a Air Force aveva dimensioni minori, dal momento che si riteneva operasse in uno scenario secondario, sebbene fra i suoi obiettivi fossero presenti i campi petroliferi di Ploiesti in Romania, che divennero la tomba di centinaia di aviatori statunitensi.

 

 

Abbiamo gia visto che all'interno del 49° Bomb Wing era presente il 451° Bomb Group (quello che riguarda Gorla): questa formazione, sorta il 22 aprile 1943 al Davis Monthan Field di Tucson (in Arizona) era composta dagli squadron 724°, 725°, 726° e 727°. Dopo un lungo periodo di addestramento svolto in più basi degli Stati Uniti, nel dicembre 1943 i 62 aerei quadrimotori Consolidated B-24 Liberator che componevano la linea di volo vennero trasferiti a Natal (in Brasile) e successivamente da qui a Telergma (in Algeria). Il 2 gennaio del 1944 l'intero Bomb Group effettuò l'ultima tappa del trasferimento che doveva terminare all'aeroporto di Gioia del Colle; le pessime condizioni meteorologiche però (il campo era impraticabile a causa del fango conseguente alle piogge) obbligarono lo spostamento della destinazione finale all'aeroporto di Castelluccio, vicino Foggia.

Tre furono i comandanti che si avvicendarono alla guida del 451°: il colonnello Robert E. L. Eaton (dall'aprile 1943 al settembre 1944), il colonnello James B. Knapp (dal settembre 1944 al gennaio 1945) ed il colonnello Leroy Stefen (dal gennaio 1945 alla fine delle ostilità).

 

Il colonnello James B. Knapp, comandante del 451° dal settembre 1944 al gennaio 1945.

Ai suoi ordini fu effettuata la missione del 20 ottobre 1944 sulla scuola di Gorla.

 

I piloti degli aerei invece erano ragazzi di età intorno ai 18/20 anni, che non conoscevano minimamente il territorio e la popolazione che dovevano attaccare, addestrati solo dal punto di vista tecnico sulla sequenza di operazioni da compiere per portare a termine la missione loro assegnata. Quasi degli automi. Loro sapevano solo che andavano in Europa a combattere il nazifascismo e per raggiungere questo fine ogni mezzo era giustificato...

 

Ma torniamo alla nostra storia.

Dopo un breve periodo d'ambientamento, il primo attacco del 451° fu contro una stazione radar in Albania; l'ultima incursione è datata 26 aprile 1945 sopra lo scalo ferroviario di Sachsenberg in Austria; durante il periodo di stazionamento nel nostro Paese (2 gennaio 1944 - 30 aprile 1945) il numero delle missioni effettuate raggiunse il considerevole numero di 245; all'incirca una missione di distruzione sopra una città dell'Europa centro meridionale ogni 48 ore... per un totale di oltre 13.000 tonnellate di bombe.

 

Un piccolo taccuino dove uno degli aviatori teneva nota delle missioni effettuate sul territorio nemico: data, località e bersaglio colpito... per non dimenticare

 

Questa cartina dell'Europa centro-meridionale mostra il raggio d'azione del 451° group che aveva sede nell'aeroporto di Castelluccio a Foggia.

 

Se in questo periodo il 451° dovette anche subire un elevato numero di perdite sia materiali (circa 60 aerei) che umane (furono centinaia i morti ed i dispersi); sull'altro piatto della bilancia poteva mettere il fatto che fu il solo a ricevere tre citazioni dal presidente degli Stati Uniti oltre a 12 "battle stars" per le dodici campagne aeree condotte; probabilmente uno di questi encomi riguardava anche la missione su Gorla...

In questo panorama però c'è un neo, forse volutamente dimenticato dagli aviatori del 451°, che riguarda l'uccisione di 200 bambini di una scuola elementare, la peggiore strage di bambini effettuata nel nostro paese dagli alleati. Ma di questo ne parliamo nella prossima pagina.

Quella mattina d'autunno

 

In volo

Presso il comando generale della 15a Air Force, dal febbraio 1944 era presente un rapporto della R.A.F. britannica dove si informava che gli stabilimenti milanesi operanti nel settore meccanico-siderurgico erano in piena attività, probabilmente al servizio dell'industria bellica; questo portò alla decisione di effettuare sopra la città di Milano una pesante incursione che distruggesse tutti gli impianti produttivi. La data decisa era quella venerdi 20 ottobre 1944.

Da ricerche effettuate sui foto-rilevamenti dell'epoca è singolare il fatto che dalla scelta degli obiettivi da colpire quel giorno vennero escluse grandi fabbriche come le Acciaierie e Ferriere lombarde Falck e la Caproni (produttrice di aerei) dove erano presenti davvero produzioni belliche, mentre la Breda, l'Alfa Romeo e la Isotta Fraschini oggetto della missione avevano decentrato tutta la loro produzione in stabilimenti ombra nella provincia o addirittura in Germania, dove furono costretti a trasferirsi molti operai della Breda; probabilmente gli informatori degli americani non erano molto "informati".

Un'altra novità riguardava la scelta degli obiettivi: a parte un episodio avvenuto il 30 aprile 1944 dove venne distrutto un distaccamento della Breda situato nel vicino aeroporto di Bresso, le altre incursioni sulla zona avevano interessato solo lo scalo ferroviario di Lambrate e in parte minore quello di Greco. Un fatto da segnalare era la presenza quella mattina a Milano del ministro degli armamenti tedesco Albert Speer, ma pensare ad un tentativo da parte americana di eliminare quel personaggio politico colpendolo con un bombardamento aereo avrebbe comportato un grande "colpo di fortuna" nonchè un esagerato dispendio di energie quando allo scopo sarebbe stato sufficiente un tiratore scelto.

I preparativi per questa missione vennero quindi messi in opera, incaricando della missione tre Bomb Group dislocati nelle basi pugliesi, e più precisamente: 38 aerei B-24 del 461° group diretti sugli stabilimenti Isotta Fraschini, 29 aerei B-24 del 484° group per gli stabilimenti Alfa Romeo, 36 aerei B-24 del 451° group con obiettivo gli stabilimenti Breda di Sesto san Giovanni; in totale 103 bombardieri quadrimotori con rotta su Milano per effettuare il più grande bombardamento sulla zona dopo gli attacchi dell'agosto 1943.

Gli aerei del 461° e del 484° group arrivarono sul bersaglio prestabilito senza particolari problemi, anche per il fatto che i caccia germanici erano stati richiamati in patria e l'antiaerea di terra era praticamente inesistente, e portarono a termine il loro compito secondo quanto prestabilito a parte alcune bombe che caddero fuori bersaglio colpendo numerosi palazzi civili nella zona della Fiera, causando un elevato numero di morti tra la popolazione. Il 451° ebbe una storia tutta diversa.

La formazione di attacco di questo gruppo prevedeva un numero di 36 aerei disposti su due ondate di 18, composte a loro volta da tre box di 6 aerei in fila di due disposti a punta di freccia. Decollati dall'aeroporto di Castelluccio a Foggia alle 7,58 si ritrovarono ben presto in 35 in quanto un aereo tornò alla base poco dopo il decollo per problemi meccanici, mentre gli altri procedendo alla velocità di 160 miglia orarie arrivarono su Milano poco dopo le 11,00; ogni componente della formazione aveva a bordo 10 bombe da 220 Kg. il cui tempo di caduta da un'altezza di 10.000 metri era calcolato in 180 secondi.

 

 

Raggiunto dopo un largo giro da destra fin quasi sulla Svizzera l'I.P. e cioè l'initial point, un punto rilevante a circa 4 Km. ad ovest del bersaglio da colpire, da dove aveva inizio la corsa d'attacco, cambiarono rotta dirigendosi verso gli stabilimenti Breda, ma a questo punto le cose non andarono più secondo i programmi: accadde che il group leader, l'aereo di testa del box centrale della prima ondata, a causa di un corto circuito al pulsante di lancio sganciò fuori bersaglio il proprio carico, imitato dai componenti degli altri box; le bombe caddero quindi in aperta campagna nella zona di Saronno.

La seconda ondata che seguiva dopo alcuni minuti, raggiunto l'I.P. prese senza apparente motivo una rotta di attacco deviata di 22 gradi verso destra invece che verso sinistra (vedi foto aerea); quando il leader della formazione si accorse dell'errore ormai la corsa di attacco gia avanzata non gli permetteva di ritornare al punto di partenza, un errore di 22 gradi gli aveva fatto "mancare" gli stabilimenti; non essendoci in zona altri obiettivi militari decise di rientrare alla base considerando la missione come "fallita".

Rimaneva il problema del carico: le bombe (circa 2200 Kg. ogni aereo) non potevano essere riportate a casa in quanto già innescate; il problema era di primaria importanza per l'incolumità dell'equipaggio. Una via per uscire da questa situazione poteva essere quella di proseguire per 140 gradi raggiungendo la campagna verso Cremona dove lo spazio per liberarsi dello scomodo carico non mancava, oppure lanciarle nel mare Adriatico sulla via del ritorno. Ma il comandante decise diversamente.

Non sappiamo e probabilmente non sapremo mai se la soluzione che scelse fu frutto di una sua decisione o se era prevista dal suo piano operativo, sappiamo però che in quel momento si concretizzò quello che possiamo definire uno dei peggiori crimini contro l'umanità nella guerra aerea di quegli anni, perchè egli ordinò agli altri velivoli di sganciare le bombe subito, sulla città, anche se sotto di lui non c'erano obiettivi militari ma solo abitazioni civili che poteva perfettamente vedere date le favorevoli condizioni meteorologiche.

Le conseguenze di quella decisione si manifestarono dopo tre minuti, dopo cioè il tempo necessario agli ordigni per raggiungere terra dall'altezza di lancio di circa 10.000 metri.

Trascorso infatti quel breve intervallo, durante il quale la popolazione vedendo cadere le bombe cercava di trovare riparo raggiungendo i rifugi sotterranei, l'abitato di Gorla raggiunto da oltre 37 tonnellate di esplosivo divenne l'inferno... vennero colpite case, negozi, officine ma una bomba più delle altre provocò una strage che avrebbe cambiato la vita del quartiere per sempre: quella che aveva centrato la scuola elementare "Francesco Crispi" uccidendo 184 bambini con i loro insegnanti ed alcuni genitori che al suono delle sirene d'allarme erano accorsi per portarli in salvo.

L'unico commento a quanto accaduto venne dal colonnello Stefonowicz del 49° Wing, da cui dipendeva il 451° group, che criticò pesantemente l'operato del gruppo, non tanto per aver sganciato le bombe dopo aver preso atto di essere fuori bersaglio (colpendo quindi la popolazione civile) quanto per il danno d'immagine che lo scadente lavoro di squadra aveva causato all'aviazione americana.

Una missione "riparatoria", organizzata per i giorni seguenti, venne annullata a causa del maltempo e la cosa fini li.

Nessuno venne mai chiamato sul banco degli imputati, ne a Norimberga ne successivamente, a rispondere di questa azione che era costata la vita, oltre ad altre centinaia di milanesi civili inermi, a 184 bambini italiani.

 

A terra

Come nel resto dell'Italia settentrionale, anche a Milano la popolazione cercava di superare gli ultimi mesi di una guerra che aveva messo tutti in ginocchio: il cibo era scarso, mancava la legna per riscaldarsi o per cercare di riparare le case danneggiate dai bombardamenti; in città era elevato il numero di profughi, sbandati e di chi aveva perso tutto. Molti milanesi che negli anni precedenti avevano preso la decisione di lasciare la città per rifugiarsi in Brianza, in Veneto o in Piemonte, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 erano sicuri che la guerra fosse ormai veramente finita, tornarono a vivere a Milano. L'urlo delle sirene di allarme per l'avvicinarsi di formazioni di bombardieri restava però una realtà quasi quotidiana. Infatti, appena i rilevatori si accorgevano dell'arrivo di velivoli nemici sulla regione, veniva suonato il "piccolo allarme", se poi gli aerei si dirigevano verso un preciso bersaglio nella zona di questo suonava il "grande allarme"; ovviamente in quel momento tutti i cittadini dovevano essere gia all'interno dei rifugi.

Portarsi nel rifugio spesso non si rivelava una cosa veloce: chi aveva un negozio doveva chiuderlo mettendo al sicuro la merce per prevenire fenomeni di sciacallaggio dovuti alla fame, chi si trovava in casa doveva preparare tutto il necessario (cibo, acqua, coperte) per una permanenza che poteva protrarsi anche per ore, i malati dovevano essere portati nei rifugi a spalla, i bambini piangevano. Ripetere tutte queste operazioni anche per due-tre volte al giorno era diventata una cosa insopportabile, anche perchè gli alleati non colpivano Milano da settimane; fra i cittadini aveva quindi preso piede l'usanza di ignorare il piccolo allarme, proseguendo tranquillamente la propria attività.

Quella mattina il piccolo allarme (come riportato anche dai documenti della Prefettura) suonò alle 11,14, quando gli aerei erano appena entrati nel cielo della Lombardia, quello grande suonò alle 11,24. Le bombe sganciate alle 11,27 toccarono terra alle 11,29. Dal piccolo allarme al momento in cui le bombe esplosero passarono quindi soli 15 minuti, un lasso di tempo troppo breve per lasciare tutto e correre in rifugio per la popolazione adulta, per una scuola frequentata da centinaia di alunni poi, divenne un'impresa impossibile.

A Gorla la scuola elementare Francesco Crispi accoglieva tutti i bambini del quartiere, figli di operai, di artigiani, di impiegati; molti di questi alunni erano stati fatti rientrare dallo sfollamento perchè i genitori erano convinti che ormai "la guerra era finita"; dato l'alto numero di piccoli che frequentavano la scuola si era resa necessaria l'istituzione del doppio turno. Quella mattina i 200 bambini presenti erano i figli di chi poteva condurre una vita con qualche problema in meno (almeno dal lato economico) rispetto a chi, abitante nelle case della Fondazione Crespi Morbio, era considerato più bisognoso e prima di seguire le lezioni del turno pomeridiano usufruiva della refezione scolastica a carico del Comune. Pochi altri erano assenti per motivi di salute o perchè, vista la bella giornata di sole, avevano deciso di marinare la scuola...

Alle 11,14, quando suonò il piccolo allarme, le maestre cominciarono a preparare gli alunni per scendere nel rifugio, altre cercarono prima di informarsi in direzione se si trattasse del grande allarme e magari, il piccolo non l'avevano sentito. Quando alle 11,24 suonò veramente il grande, la testa del corteo formato dai bambini era già arrivata nel rifugio, altri si trovavano ancora sulle scale; in quegli attimi i bombardieri erano ormai visibili a tutti: nel cielo azzurro tanti piccoli punti argentei dai quali si staccavano altri punti ancora più piccoli. Le bombe avevano iniziato a cadere sul quartiere. A questo punti alcuni bambini scapparono da scuola cercando di raggiungere la propria casa, con il rischio di essere colpiti per strada (come in alcuni casi avvenne). Trovandosi al piano terreno, la quinta del maestro Modena non dovette percorrere le scale, fu quindi l'unica classe che ebbe la possibilità di salvarsi al completo. Per tutti gli altri il destino fu più tragico: una delle 170 bombe lanciate su Gorla si infilò nella tromba delle scale ed esplodendo causò il crollo dell'ala dello stabile e delle scale stesse sulla soletta in muratura che sovrastava il rifugio, trascinando con sè tutti i bambini ed i loro insegnanti nel cumulo di macerie. Anche numerosi genitori che al suono del piccolo allarme erano corsi a scuola per riprendere i propri figli, morirono nel crollo.

Appena finita la sequenza di esplosioni e depositatosi il polverone grigio e soffocante causato dagli scoppi e dai crolli, i cittadini che si trovavano nelle vicinanze della scuola si resero subito conto di quanto era successo, diedero l'allarme ed iniziarono a scavare con badili, picconi o semplicemente con le mani; nonostante i danni interessassero tutta la zona, i soccorsi si concentrarono principalmente sulla scuola dove accorrevano i genitori per cercare di sapere cosa fosse successo ai loro figli.

La Prefettura di Milano venne informata subito e dispose i primi aiuti: in breve arrivarono militari dell' U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea), quelli della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana), i Vigili del Fuoco; tra i primi soccorritori vi furono gli operai della ditta Gramegna (molti dei quali erano padri dei bambini) che utilizzarono i badili prelevati dal negozio di ferramenta del sig. Didoni.

Subito fu chiara la dimensione della tragedia, dalle macerie venivano estratti solo corpi senza vita; particolarmente attivo in quelle ore fu un giovane sacerdote, Don Ferdinando Frattino, che con la sua opera contribuì al salvataggio di un buon numero di bambini, ma purtroppo sempre pochi: gli alunni morti quella mattina furono 184, più tutte le maestre, la direttrice ed il personale ausiliario. Quello che accadde negli ultimi minuti della scuola è affidato ai ricordi di chi, in vario modo, riuscì a sopravvivere.

Insieme alla scuola di Gorla venne colpita anche quella del confinante quartiere di Precotto, ma a questa abbiamo dedicato un'apposita pagina.

Anche negli stabilimenti che erano bersaglio della missione e che vennero solo parzialmente colpiti si contarono decine di operai morti in quanto non erano riusciti a raggiungere il rifugio in tempo. Interi quartieri vennero quasi totalmente distrutti, tra questi (sempre a Gorla) il complesso edilizio della Fondazione Crespi Morbio dove si contarono molte vittime civili. Quel giorno in tutta Milano i morti che si riuscì a recuperare furono 614, di molti altre persone non si ritrovarono nemmeno i resti perchè vennero a trovarsi nell'immediata vicinanza di un'esplosione restando dilaniati; oltre a questi centinaia di persone rimasero ferite e migliaia senza un tetto.

I funerali si svolsero nella vicina parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù alla presenza di milanesi venuti da tutta la città a testimoniare il loro dolore; i piccoli vennero tumulati nel cimitero di Greco dal quale vennero poi trasferiti una volta pronto il monumento ossario.

Le foto della scuola bombardata

 

 

Ecco come appariva la scuola di Gorla prima dell'incursione del 20 ottobre 1944.

Dato l'alto numero di bambini presenti nel quartiere, le lezioni si svolgevano in due turni; l'attacco aereo avvenne alle 11,25 del mattino, quindi i ragazzi del turno pomeridiano non rimasero coinvolti nel crollo.

 

 

La parte dell'edificio scolastico interessata è stata proprio quella dove si trovavano le scale, in quei minuti affollate di bambini che cercavano di raggiungere il rifuglio sottostante, senza però riuscirci.

 

 

I banchi sono rimasti al loro posto come se nulla fosse accaduto, ma i piccoli domani non torneranno a lezione.

 

 

I soccorsi, seppur immediati, per la quasi totalità dei piccoli si rivelarono vani.

Nella parte bassa della foto possiamo scorgere alcuni uomini, probabilmente Vigili del fuoco, intenti a scavare.

 

 

Una piccola sopravvissuta esprime il proprio dolore e la rabbia in un pensierino sul quaderno.

 

Le immagini di questa pagina sono tratte dal fascicolo  "LA STRAGE DEGLI INNOCENTI" pubblicato nel 1944 da edizioni ERRE - Milano

 

ATTENZIONE

La prossima foto di questa pagina è quella dei bambini morti.

Se siete particolarmente impressionabili e non ve la sentite di guardarla, fermatevi qui o cambiate pagina, altrimenti continuate a scendere.

 

 

Possono questi essere considerati obiettivi militari ?

 

La foto aerea

 

 

 

Questa è la foto scattata dall'aereo che sganciò le bombe su Gorla; spiega meglio di tante parole cosa avvenne quella mattina.

Sulla sinistra è visibile l'Initial Point, e cioè il punto da dove partono le rotte per raggiungere i diversi bersagli.

Sul lato destro la sottile linea quasi verticale è il viale Monza sul quale, in basso, è visibile il quartiere di Gorla.

La linea verde al centro mostra la rotta corretta (118°) seguita dalla prima ondata di bombardieri appartenenti al 451° group che centrò i capannoni situati ad ovest del viale Monza (1st attack unit).

In giallo è indicata la rotta di 096° che era quella tracciata per consentire alla seconda ondata di aerei di portarsi sopra il bersaglio loro assegnato, gli altri capannoni che vennero però completamente mancati (2nd attack unit).

Quella rossa e la linea che evidenzia la rotta di 140°, erroneamente seguita dal secondo gruppo; il comandante, resosi conto troppo tardi di essere finito fuori obiettivo, decise di lanciare lo stesso il suo carico sul centro abitato. La giornata era limpida, senza la nebbia o lo smog che sono presenti ai nostri giorni, non c'era alcuna possibilità di confondere le fabbriche con le abitazioni.

Il risultato di tale errore è chiaramente visibile in basso a destra: i puntini bianchi rappresentano le bombe cadute sulle abitazioni e sulla scuola di Gorla.

L'intestazione della foto indica:

Il bersaglio:    MILAN BREDA WORKS

Il numero della missione:   138

La data: 20 ottobre 1944

L'ora: 11,24 a.m.

Il numero di bombe sganciate: 342 in totale dalle due ondate di bombardieri

Fonte : National Archives, Washington, G-2, Target damage file (Milan)

 

I Bambini :

 

ABBONDANTI Ernesta, di anni 7

ALQUA' Dolores, di anni 9

ANDREONI Edvige, di anni 6

ANDREONI Franco, di anni 6

ANDENA Vanda, di anni 7

ANDENA Giorgio, di anni 9

ANGIOLINI Cesarina, di anni 10

ASSANDRI Marisa, di anni 10

AVANZI Lucia, di anni 8

BACCINI Luciana, di anni 10

BACILIERI Giancarlo, di anni 11

BALDO Bruno, di anni 7

BALUCI Teresa, di anni 7

BALUCI Concetta, di anni 9

BANDIERA Valter, di anni 9

BECCARI Vilma, di anni 10

BECCARI Stefania, di anni 8

BELLUSSI Ambrogio, di anni 8

BENZI Bice, di anni 6

BERETTA Giuseppe, di anni 6

BERNAREGGI Tullio, di anni 8

BERSANETTI Loredana, di anni 6

BERTOLENI Vincenzo, di anni 7

BERTOLESI Piera, di anni 7

BERTONI Valter, di anni 9

BIANCHET Chiara, di anni 10

BIFFI Pierluigi, di anni 6

BOERCHI Silvano, di anni 8

BOLZONI Gianfranca, di anni 6

BOMBELLI Giuseppe, di anni 9

BONFIGLIO Celestina, di anni 8

BORACCHI Vilma, di anni 6

BORGATTI Elena, di anni 9

BREMBATI Giovanna Elisabetta, di anni 8

BREMMI Maria, di anni 11

BRIOSCHI Paolo, di anni 9

BRIOSCHI Gianni, di anni 6

BRIVIO Giovanna, di anni 12

BRUTTO Antonio di anni 6

BURATTI Rosalba, di anni 7

CACCIATORI Ernestina, di anni 6

CALABRESE Loredana, di anni 6

CALETTI Giancarla, di anni 6

CAUDA Rosangela, di anni 12

CARANZANO Margherita, di anni 7

CARRERA Carlo, di anni 11

CARRETTA Renata Teresa, di anni 9

CARRETTA Luigi, di anni 8

CARRETTA Anna, di anni 7

CASATI Giuliano, di anni 7

CASLINI Adriano, di anni 10

CASSI Giordano, di anni 9

CASSUTTI Ida Santina, di anni 10

CASTELLI Lorenzo Omobono, di anni 6

CASTELLINO Claudia, di anni 9

CASTOLDI Rolando, di anni 7

CATTANEO Carlo, di anni 5

CAVAGNOLI Giuliana Maria, di anni 6

CAZZANIGA Antonio, di anni 9

CELIO Anna, di anni 7

CERUTI Giancarlo, di anni 7

CINQUETTI Felice, di anni 10

COLOMBANI Adriano, di anni 9

COLOMBANI Rosanna, di anni 7

COLOMBO Annamaria, di anni 7

COLOMBO Maria, di anni 10

COMPITI Agostina, di anni 9

CONCARDI Giancarlo, di anni 7

CONSIGLIO Riccardo, di anni 11

CONTATO Rosalia, di anni 6

CONTE Elena, di anni 7

CONTI Mirella, di anni 10

DALLA DEA Marina, di anni 9

DALLA DEA Vittore Paolo Ambramo, di anni 7

DALL'ORA Emilia, di anni 10

DANIELI Gianna, di anni 10

DE CONCA Luisa, di anni 10

DIDONI Fausta, di anni 10

DIDONI Teresina, di anni 11

DONEDA Giulia, di anni 6

DORDONI Giancarla, di anni 11

FALCO Franco, di anni 6

FARINA Gaetano, di anni 10

FARINA Mario, di anni 6

FARINELLA Giovanna, di anni 8

FERRARIO Luigi, di anni 6

FERRE' Margherita, di anni 8

FERRI Natalino, di anni 8

FERRONI Pierino, di anni 7

FONTANA Oscar, di anni 8

FONTANA Vittoria, di anni 10

FOSSATI Adele, di anni 6

FRANCHI Dario, di anni 7

FRANZI Angelo, di anni 6

FREZZATI Rosalia, di anni 6

FRONTI Angelo, di anni 6

FUZIO Ezio, di anni 9

GALLINA Clelia, di anni 12

GARULLI Giovanni, di anni 8

GAVOLDI Antonio, di anni 9

GHELFI Pasquale, di anni 10

GILARDI Silvana, di anni 6

GIOVANNINI Villiam, di anni 7

GIULIANI Aldo, di anni 8

GOI Eleonora, di anni 11

GORETTI Edoardo, di anni 6

GRANDI Enrico, di anni 7

LAMBERTI Lamberto, di anni 9

LANDINI Peppino, di anni 8

LIBANORI Giancarlo, di anni 6

LIBRIZZI Maria, di anni 11

LOMBARDI Giuliana, di anni 3

MAESTRONI Giuliano, di anni 6

MAESTRONI Luigi, di anni 12

MAJO Giuliano, di anni 9

MAJO Santino, di anni 7

MAROLI Ruggiero, di anni 8

MARZORATI Roberto, di anni 8

MASCHERONI Nella, di anni 9

MASIERO Gianfranco, di anni 8

MASSARO Antonio, di anni 9

MASSAZZA Natale, di anni 10

MEREGALLI Mirella, di anni 6

MERONI Adriano, di anni 9

MIGLIORINI Maria, di anni 9

MINGUZZI Graziano, di anni 10

MOCCIA Carmela, di anni 6

MODESTI Giancarlo, di anni 6

MOIOLI Umberto, di anni 6

MONFRINI Bruno, di anni 6

MORETTI Licia, di anni 6

MUTTI Giuseppina, di anni 10

NASI Cesarino , di anni 8

ORLANDI Graziella Maddalena, di anni 7

PAGANINI Giorgio, di anni 6

PAGLIOLI Guido, di anni 9

PAGOT Francesca, di anni 5

PANIZZA Armida, di anni 6

PANIZZA Maria, di anni 13

PANNACCESE Antonio, di anni 8

PAVAN Gualtiero, di anni 6

PAVANELLI Maria Luisa, di anni 10

PEDUZZI Rosa Rachele, di anni 8

PETROZZI Sergio, di anni 7

PIAZZA Mario Adolfo, di anni 6

PIERIN Giuseppe, di anni 9

PIOLTELLI Anna, di anni 6

PIROTTA Annunziata Ornella, di anni 6

PIROVANO Adele, di anni 6

PONTI Abele, di anni 6

PORRO Emilio, di anni 6

POZZI Elisa, di anni 6

PUTELLI Anna, di anni 6

PUTELLI Pierina, di anni 7

RAVANELLI Pierluigi, di anni 6

REDAELLI Franco, di anni 9

RELLANDINI Franco, di anni 8

RESTELLI Rosanna, di anni 6

RHO Pierangelo, di anni 6

RIZZOLI Gerardo, di anni 6

ROMANDINI Maria Gabriella Federica, di anni 6

RUMI Rinaldo, di anni 8

RUMI Gabriella, di anni 6

RUSCELLI Marisa, di anni 6

SALA Maria, di anni 7

SALETTI Giancarla, di anni 6

SCOTTI Luigia, di anni 10

SIRONI Ambrogio, di anni 7

SONCINI Antonietta, di anni 9

STOCCHIERO Armando, di anni 9

STOCCHIERO Rinaldo, di anni 6

STRANIERI Erminia, di anni 7

TAMIAZZO Gianfranco, di anni 6

TENCA Teresa, di anni 8

TERMINE Giannina, di anni 7

TROYER Giuseppe, di anni 12

VALLI Antonio, di anni 7

VELATI Giuliano, di anni 10

VELATI Maria, di anni 7

VERDERIO Ennio, di anni 6

VERGANI Giovanni, di anni 12

VICENTIN Mario, di anni 10

VIGANO' Ernestina, di anni 7

VIGENTINI Alberto, di anni 10

VILLA Lidia, di anni 6

VOLPIN Rina, di anni 7

ZAMBONI Andrea Lorenzo, di anni 9

ZANABONI Lidia, di anni 11

ZANELLATI Rosa Maria, di anni 6

ZELI Italo, di anni 7

ZUCCHETTI Luigi, di anni 8

ZUCCHETTI Giovanni, di anni 10

 

La Direttrice :

 

TAGLIABUE Isabella Ved. Castelnuovo

 

I Maestri  e collaboratori :

 

COLOMBO Bianca

CONSONNI Giulia

CONSONNI Silvio

CONTRERAS Aurora ARMANI

FIOCCHI Alicia

FOLLI Piera MERATI

GAZZINA Norma

LISSANDRINI Ester DE BENEDETTI

MAGNOLFI Giovanna LUZI

NOSETTO Piera Maddalena

PERONE Eugenio

PISTONE Teresa PEZZOTTA

POZZOLI Luisa

REDAELLI Maddalena

SANGALLI Maria Maddalena BIRAGHI con la figlia Riccardina di anni 14

VALZELLI Ida Ved. FUMAGALLI

VERGANI Cesare

ZACCHIA Dorotea QUARANTELLI

ZAMBONI Sara

 

Altri piccoli periti nello stesso bombardamento :

 

AMBROSINI Marisa Vanda, di mesi 16

BACILIERI Silvano, di anni 2

BALLADORI Annamaria, di mesi 15

BAZZANELLA Giancarlo, di mesi 18

BECCARI Lilia, di anni 2

BIRAGO Silvana Adele, di anni 4

BONATI Carlo, di mesi 12

CAVALLI Ornella, di anni 2

CLAPES Franca, di mesi 12

CONTE Vittoria, di anni 4

FRANCO Domenico, di anni 3

GALBIATI Rosa, di anni 3

GALBIATI Rolando, di mesi 11

PEREGO Maria Grazia, di mesi 22

SIFARELLI Biagio, di anni 4

SORMANI Isabella Paola, di anni 4

SORRAVIA Alberto Salvatore, di anni 5

VILLA Franca, di anni 4

 

 

 

 

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