LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE E IL SUPER CAPITALISMO ROSSO

rivoluzione bolschevica e supercapitalismo

 

l Premessa

 

Tutto, forse, è già stato scritto sulla Rivoluzione russa, ma una domanda inquietante non ha avuto ancora esauriente risposta. Chi finanziò la Rivoluzione? Quali furono, cioè, gli uomini o i gruppi che offrirono alla Rivoluzione il supporto economico necessario per il suo successo e per il suo consolidamento? 2. Si tratta di una domanda non retorica e non secondaria, che viene stimolata dal recente libro di Aleksandr Solženicyn (1918-2008) Lenin a Zurigo 3: un volume che, al di là dei suoi pregi letterari, ha il merito di offrire al grande pubblico uno squarcio di storia contemporanea, che fino a oggi aveva attirato l'interesse solo dei «sovietologi» o di qualche cultore di quel genere particolare di storia che va sotto il nome di «guerra occulta». Il lettore estraneo a tale tematica rimarrà certamente sconcertato nel vedere emergere, come reale protagonista delle pagine di Solženicyn, un personaggio fin qui ignoto ai libri di storia: Aleksander Israel Helphand (1867-1924), detto Parvus 4, la cui figura sanguigna e ributtante giganteggia accanto a quella di Lenin (1870-1924), «l'unico al mondo che potesse veramente competere con lui e il più delle volte vittoriosamente, sempre avanti di qualche passo» 5. Parvus-Helphand non fu infatti solo l'uomo in casa del quale nacque l'Iskra, il giornale di Lenin, e che suggerì a Leon Bronstein Trotskij (1879-1940) la teoria della «Rivoluzione permanente» 6, tirando le fila del primo Soviet di San Pietroburgo, nel 1905; ma fu anche il veicolo del massiccio aiuto finanziario che Lenin ottenne dagli ambienti politici e militari tedeschi. «Fanatico rivoluzionario, non gli tremava la mano nel distruggere gli imperi; mercante fino al midollo, gli tremava la mano quando doveva contare i soldi» 7«Non c'era socialdemocratico al mondo - scrive ancora Solženicyn del quale Lenin non sapesse con che chiave aprirlo e su che ripiano sistemarlo: il solo Parvus non si lasciava aprire e incasellare, e restava a sbarrargli la strada» 8.

 

aleksandr solženicyn aleksander israel helphand parvus trotskij
Aleksandr Solženicyn Parvus Trotskij

 

l Il finanziamento tedesco

 

I documenti tedeschi conservati nella Wilhelmstrasse, su cui George Katkov 9 ha per primo attirato l'attenzione, hanno offerto agli storici la prova definitiva del decisivo appoggio finanziario tedesco ai bolscevichi 10. Un prezioso spoglio dei documenti è stato fatto da Werner Hahlweg (1912-1989) 11 e da Zbyněk Anthony Bohuslav Zeman (1928-2011) 12. Lo stesso Zeman nella sua biografia di Parvus ha perfettamente messo in luce la stretta collaborazione tra Parvus e il conte Ulrich von Brockdorff-Rantzau (1869-1928), ambasciatore tedesco a Copenaghen, a sua volta intimo amico del sottosegretario al ministero degli Esteri Arthur Zimmermann (1864-1940). Attraverso questa catena 13, i cui capi erano rispettivamente Lenin e il cancelliere tedesco Theobald von Bethmann-Hollweg (1856-1921), fu trasferita ai bolscevichi una somma che Zenaan e Scharlau valutano non inferiore ai trenta milioni di marchi-oro 14. L'aiuto tedesco ai bolscevichi si concretizzò, inoltre, nel famoso viaggio di ritorno di Lenin in Russia sul «treno piombato», di cui Michael Pearson 15 ci ha dato di recente un'attenta ricostruzione. Il 17 aprile 1917, trentadue esponenti rivoluzionari, tra cui Lenin, la Nadezhda Krupskaya (1869-1939), Grigory Zinoviev (1883-1936), Karl Radek (1885-1939) e Grigory Sokolnikov (1888-1939), lasciarono infatti Zurigo sul «treno piombato» (isolato, cioè, con sigilli, dalle altre carrozze, per sottolineare la non connivenza tra Lenin e il nemico tedesco) alla volta di San Pietroburgo, da qualche settimana in piena rivoluzione.

 

ulrich von brockdorff-rantzau arthur zimmermann theobald von bethmann-hollweg
Brockdorff-Rantzau Arthur Zimmermann Bethmann-Hollweg
nadezhda krupskaya grigory zinoviev grigory sokolnikov
Nadezhda Krupskaya Grigory Zinoviev Grigory Sokolnikov

 

L'operazione, approvata dal Cancelliere e personalmente seguita da Zimmermann e dagli ambasciatori tedeschi a Copenaghen e a Berna, era stata varata perché «è nostro interesse che in Russia prevalga la frazione radicale dei rivoluzionari» 16«Dobbiamo assolutamente cercare di creare in Russia il maggiore caos possibile. A questo scopo, evitare ogni aperta ingerenza nel corso della Rivoluzione russa. Ma in segreto fare di tutto per approfondire le contraddizioni tra i partiti moderati e i partiti estremisti, tenendo presente che noi abbiamo tutto l'interesse che prevalgano questi ultimi, poiché in tal caso un rivolgimento sarà inevitabile e tale da scuotere le fondamenta dello Stato russo [...]. Abbiamo un maggior interesse ad appoggiare gli elementi estremisti in quanto essi sono in grado di compiere un lavoro più efficace e di raggiungere più in fretta dei risultati. Secondo tutte le previsioni, si può valutare che nel giro di tre mesi la decomposizione sarà abbastanza avanzata perché un intervento militare da parte nostra provochi immancabilmente il crollo della potenza russa» 17.

 

l Il finanziamento americano

 

Se il viaggio di Lenin sul «treno piombato» è passato alla storia, ancora oscure sono le circostanze di un non meno storico ritorno in Russia. Il 27 marzo 1917, infatti, venti giorni prima della partenza di Lenin, aveva lasciato New York la motonave Christiana Fiord, anch'essa con il suo carico di rivoluzionari che prendevano la via della Russia. Il viaggio ebbe solo uno spiacevole intoppo ad Halifax (Nuova Scozia), dove le autorità canadesi fecero sbarcare sei passeggeri, sospetti di attività sovversive. Tra questi era Leon Bronstein Trotskij, giunto negli Stati Uniti il 13 gennaio dello stesso anno, dopo essere stato espulso dalla Francia 18. Era stato lo stesso presidente Thomas Woodrow Wilson (1856-1924) a interessarsi perché Trotskij potesse ottenere un passaporto americano con il quale intraprendere il viaggio di ritorno in Russia 19. Trotskij fu dunque rilasciato senza difficoltà dalle autorità canadesi, soprattutto quando intervenne l'autorevole raccomandazione del Colonnello Edward Mandell House (1858-1938), conosciuto come l'alter ego del presidente Wilson e noto come figura di spicco dell'establishment finanziario di Wall Street.«House aveva delle potenti relazioni tra i banchieri internazionali di New York. Era peraltro influente, ad esempio, presso grandi istituti finanziari rappresentati da personalità quali Paul e Felix Warburg, Otto H. Kahn, Luis Marburg, Henry Morgenthau, Jacob e Lortimer Schiff. House aveva inoltre potenti relazioni tra i banchieri e gli uomini politici d'Europa» 20. L'avallo di House e Wilson alla partenza per la Russia di Trotskij ci apre uno spiraglio per avvicinarci a un'altra pagina, che ci permette di gettare un'occhiata più approfondita sul complesso capitolo dei finanziamenti ai bolscevichi. Non esistono, infatti, solo i documenti tedeschi, ma anche i documenti americani, contenuti per lo più nella sezione 861.000 dell'U.S. State Dept. Decimal File degli Archivi Nazionali. Si tratta di documenti quasi totalmente inediti, di cui un primo spoglio è stato fatto, tuttavia, da Antony C. Sutton (1925-2002) in un volume che ha lo straordinario merito di avere per primo sollevato, sul piano scientifico, il velo sui rapporti tra Wall Street e la Rivoluzione bolscevica 21.

 

thomas woodrow wilson edward mandell house antony c. sutton
Thomas W. Wilson Edward M. House Antony C. Sutton

 

Mi limito qui a ricordare un altro storico viaggio a San Pietroburgo, avvenuto nel fatidico 1917, di cui Sutton ci rivela gli interessanti retroscena. Si trattò di una strana «missione» della Croce Rossa22, finanziata da William Boyce Thompson (1869-1930) 23, uomo di spicco dell'establishment, direttore dal 1914 della Federal Reserve Bank of New York, uno dei gangli più importanti di Wall Street. Lo stesso Thompson si aggregò alla delegazione, peraltro più ricca di banchieri che di medici (solo cinque, su ventiquattro componenti). Appena arrivato a San Pietroburgo, Thompson si preoccupò di incontrare, presso l'ambasciata americana, Alexandr Kerensky (1881-1970), cui si premurò di assicurare l'appoggio economico di Wall Street al suo governo. Ma analogo appoggio fu assicurato ai bolscevichi, ai quali Thompson versò un milione di dollari, pagati sull'unica banca di San Pietroburgo sfuggita alla nazionalizzazione: la National City Bank dei Rockefeller 24. Thompson si fermò in Russia fino al 5 dicembre 1917. Sulla via del ritorno negli Stati Uniti fece sosta a Londra dove, assieme a un altro esponente dell'establishmentThomas Lamont (1870-1948), incontròDavid Lloyd George (1862-1945) 25. Nel colloquio, Thompson assicurò il suo interlocutore che Trotskij e Lenin non erano agenti tedeschi e che un appoggio alla Rivoluzione bolscevica era necessario per fare sì che i russi continuassero la guerra contro la Germania. L'atteggiamento di Thompson non fu isolato. Il libro di Sutton dimostra ad abundantiam come il gesto del passaporto americano a Trotskij del presidente Wilson non fosse un gesto occasionale, ma la conseguenza di una precisa scelta dei circoli finanziari di Wall Street.

 

william boyce thompson alexandr kerensky thomas lamont
William BThompson Alexandr Kerensky Thomas Lamont

 

l Wall Street

 

Una sorpresa ci attende a questo punto: anche l'esame attento dei canali usati dai tedeschi per il loro finanziamento ci porta agli stessi circoli di Wall Street. Questi canali, infatti, come risulta dai documenti, furono sostanzialmente due: la svedese Nya Banken e la banca tedesca Warburg.

 

La Nya Banken fu fondata nel 1912 dall'ebreo russo Olof Aschberg (1877-1960) 26, col fine di aiutare, attraverso uno strumento finanziario, la Rivoluzione socialista. Ora, fin dall'epoca zarista, Aschberg era legato al gruppo Morgan-Rockefeller, per conto del quale, durante la guerra, negoziò un prestito di cinquanta milioni di dollari alla Russia 27. Nel 1918, la Nya Banken cambiò nome e divenne la Svensk Ekonomiebolaget. Aschberg ne mantenne il controllo, ma chiamò a succedergli Marcus Wallenberg 28. Nel frattempo i bolscevichi si posero il problema della loro organizzazione finanziaria. «Ciò di cui abbiamo bisogno - scrisse Trotskij - è un organizzatore come Bernard Baruch» 29. Il Baruch sovietico fu Aschberg, posto a capo della Ruskombank, la banca commerciale sovietica nata con un capitale di dieci milioni di rubli-oro, sottoscritto in gran parte da banche anglo-americane. Tra i suoi più stretti collaboratori alla Ruskombank, Aschberg nominò Max May, vice-presidente del Guaranty Trust of New York (dei Morgan), uno dei gruppi finanziari portanti di Wall Street 30.

 

olof aschberg marcus wallenberg
Olof Aschberg Marcus Wallenberg

 

La Banca Warburg, fondata ad Amburgo nel 1798, risulta essere l'altro canale del finanziamento tedesco. Ora, vale la pena ricordare che mentre il più anziano dei fratelli Warburg, Max, era rimasto ad Amburgo a curare gli interessi della famiglia, i due fratelli più giovani, Paul e Felix, si erano da diversi anni trasferiti negli Stati Uniti, dove avevano sposato le figlie di due noti banchieri dell'establishment. Paul aveva sposato Nina Loeb (1863-1912), figlia di Salomon Loeb, e Felix Frieda Schiff (1876-1958), figlia di Jacob. Jacob Schiff (1847-1920) 31 aveva sposato a sua volta l'altra figlia di Solomon Loeb, Teresa, ed era stato da questi associato alla guida della banca da lui fondata, la Kuhn, Loeb and Co. 32, una delle maggiori degli Stati Uniti. Felix Warburg divennepartner e poi senior partner nella banca del suocero 33, Paul Warburg fu l'uomo che riformò il sistema finanziario degli Stati Uniti con il Federal Reserve Act, elaborato in una storica riunione di banchieri internazionali a Jekyl Island (Georgia) nel 1910, e presentato al Congresso dal presidente Wilson nel 1913 34. I Warburg americani e tedeschi conservavano naturalmente stretti contatti, tanto che il maggior prestito concesso dagli Stati Uniti alla Germania, nel settembre 1914, fu negoziato dalla banca Kuhn, Loeb and Co., che depositò venticinque milioni di marchi sulla propria corrispondente tedesca: la banca Warburg di Amburgo 35.

 

max warburg felix warburg jacob schiff
Max Warburg Felix Warburg Jacob Schiff

 

l Un «clan» supercapitalista

 

Vale la pena, a questo punto, di tentare una ricapitolazione. È certo che i bolscevichi ricevettero cospicui fondi dai tedeschi, ufficialmente in chiave anti-russa: al fine cioè di accelerare la disgregazione dell'esercito russo attraverso l'apertura di un «fronte interno». È anche certo, però, che i bolscevichi ricevettero fondi da alcuni circoli finanziari americani, ufficialmente in chiave anti-tedesca: al fine cioè di ottenere che i russi continuassero la guerra contro la Germania e che, in tempo di pace, il mercato economico russo fosse sottratto ai tedeschi. D'altra parte, emerge altrettanto inconfutabilmente che i finanziatori americani erano in realtà così poco anti-tedeschi da continuare a finanziare, durante la guerra, la stessa Germania (vedi Kuhn, Loeb and Co.); di più, i finanziatori americani e tedeschi dei bolscevichi, apparentemente contrapposti in quanto a intenzioni, risultano strettamente legati tra loro da vincoli economici, se non addirittura «dinastici». Non può dunque reggere l'ipotesi di una «furbizia» bolscevica nel riuscire a ottenere fondi dalle due parti contrapposte, ma prende invece concretezza quella della «furbizia» di un vero e proprio «clan» tedesco-americano che finanziò deliberatamente i bolscevichi dietro copertura patriottica. Alla domanda «chi finanziò la Rivoluzione russa»? sembra dunque improprio rispondere «gli americani» o «i tedeschi», ma pare storicamente più preciso rispondere che la Rivoluzione russa fu finanziata, attraverso canali diversi, da un «clan» internazionale, che aveva nelle banche americane ed europee i suoi, non più misteriosi, centri di potenza. I legami intrecciati tra questa élite supercapitalista e la sètta bolscevica furono di natura non ideologica, strettamente legati cioè a interessi commerciali, o tradussero invece, sul piano finanziario, affinità più reali e profonde? Quel che è certo è che questi legami, in sessant'anni di storia, non sono venuti meno; hanno, anzi, acquistato consistenza e spessore e sembrano orientare oggi supercapitalismo e comunismo verso un medesimo oscuro destino.

 

INSERITO DA DOMENICO MARIGLIANO BLOGGER

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