La lista segreta: 122 capi di Stato nell’archivio dell’Nsa

Berlino - Una lista di 122 capi di Stato su cui prendevano informazioni gli 007 dell’agenzia statunitense Nsa nel 2009. È questa l’ultima rivelazione che arriva dalla talpa del Datagate, Edward Snowden, secondo quanto scrive in un’anticipazione divulgata oggi il settimanale tedesco Der Spiegel, in uscita lunedì. Dal documento segreto di cui ha preso visione il settimanale, emerge che su Angela Merkel c’erano ben 300 rapporti.

Nell’elenco dei capi di Stato di cui si raccoglievano informazioni, disposti in ordine alfabetico, la cancelliera è al nono posto, prima del dittatore siriano Bashar al-Assad. Fra i capi di Stato citati ci sono Abdullah Badawi, premier della Malaysia, che si è poi dimesso, i presidenti del Perù, della Somalia, della Colombia, del Guatemala e della Bielorussia. Ultima dell’elenco è Iulia Timoshenko, che all’epoca era ancora premier dell’Ucraina.

La rivelazione dei trecento rapporti sulla cancelliera arriva dopo la scoperta eclatante, di qualche mese fa, che il cellulare personale di Frau Merkel era intercettato dai servizi americani. Un fatto che ha aperto un contrasto serio fra Germania e Stati Uniti. A maggio è previsto un viaggio a Washington della cancelliera, per un confronto con Barack Obama, nel quale si toccherà anche questo tema spinoso.

Le relazioni della Germania con gli Stati Uniti, nonostante le irritazioni dovute al Datagate, sono in questo momento particolarmente forti, per la gestione dela crisi in Ucraina. Proprio oggi lo stesso Spiegel scrive che il governo tedesco sarebbe pronto ad aiutare la Nato a rafforzare le sue operazioni sui paesi Baltici, in linea con Obama e nonostante il ruolo di mediatrice che Merkel sta cercando di portare avanti nei colloqui con Mosca, al fine di evitare un’escalation della crisi.

In base alle anticipazioni rilasciate, Snowden alza il tiro: le intercettazioni della National Security Agency (Nsa) hanno riguardato anche lo spionaggio industriale, concedendo di fatto vantaggi agli Stati Uniti. Assicurando di non essere più in possesso di documenti riservati, Snowden parla del suo cammino personale, quello che ha seguito fino ad arrivare alla decisione di far filtrare le informazioni riservate di cui era entrato in possesso.

Ora tutto quello che aveva è nelle mani dei giornalisti e Snowden - secondo quanto riferito dalla tv Ard - non intende più giocare alcun ruolo nelle eventuali future rivelazioni. Ma nel dichiarare di voler `abbandonare´ la scena, Snowden avanza nuove accuse, quelle di spionaggio industriale.

Accuse pesanti, che sembrerebbero confermare come l’azione della Nsa non sia solo legata alla sicurezza nazionale. «Se ci sono informazioni ad esempio su Siemens, che è un interesse nazionale ma che non ha nulla a che fare con la sicurezza nazionale, la Nsa usa queste informazioni».

Snowden si dice poi convinto del fatto che il governo americano voglia ucciderlo. «Ci sono funzionari del governo che hanno detto che vorrebbero spararmi una pallottola in testa o avvelenarmi all’uscita del supermercato per poi vedermi morire sotto la doccia», afferma Snowden riferendosi alle indiscrezioni riportate da BuzzFeed nei giorni scorsi in un articolo dal titolo `Gli spioni americani vogliono la morte di Edward Snowden´. BuzzFeed riferisce le affermazioni di un responsabile del Pentagono, che avrebbe dichiarato: «Mi piacerebbe mettergli una pallottola in testa. In un mondo senza restrizioni per uccidere un americano, andrei io e lo ucciderei io stesso».Un ritratto di Snowden

I timori di Snowden sulla sua stessa vita fanno eco d’altra parte a quelli espressi dal suo avvocato nei giorni scorsi, quando aveva riferito che Snowden era protetto da guardie del corpo. Altro che grazia insomma. La talpa del Datagate ha paura che il suo Paese voglia fargli proprio la `festa´.

Datagate, Obama tende la mano alla Merkel

Berlino - Le scuse non sono arrivate, e probabilmente mai arriveranno. Ma Barack Obama ha almeno “teso la mano” ad Angela Merkel, promettendo di volere recuperare la fiducia e l’amicizia del loro rapporto, incrinato dopo che era venuto alla luce mesi fa che anche il telefono cellulare della cancelliera tedesca sarebbe stato controllato per anni nella furia di spionaggio del Datagate.

In un’intervista esclusiva alla Zdf (altro segnale di un particolare riguardo raramente concesso ai giornalisti stranieri), Obama ha assicurato di volere recuperare il «rapporto di amicizia e di fiducia» con Angela Merkel: «Io non devo e non posso danneggiare questo rapporto con misure di spionaggio che compromettono la nostra comunicazione basata sulla fiducia», ha detto il presidente degli Stati Uniti intervistato nello studio ovale dalla star del giornalismo tv tedesco, Claus Kleber, anchorman della seconda rete pubblica ed ex corrispondente da Washington.

«Finche sarò presidente - ha promesso Obama - la cancelliera tedesca non si deve preoccupare»; loro due, ha proseguito, «non hanno sempre in politica estera la stessa opinione, ma questo non è un motivo per spiare». Obama ha detto anche che le possibilità di sorveglianza dei servizi americani «superano le capacità di molti altri Stati» e che da ciò «deriva una particolare responsabilità degli Usa». Al contempo, però, il presidente ha anche messo in chiaro che l’intelligence Usa continuerà a raccogliere dati ritenuti da una parte necessari «alla garanzia della sicurezza nazionale» e dall’altra «anche alla sicurezza degli alleati».

Per la prima volta, insomma, il presidente americano ha confermato che la raccolta di dati ha anche motivazioni strategiche: «A che ci servono i servizi di informazione o segreti se devono tirare fuori solo cose che si possono leggere nello Spiegel o nel New York Times?». Per definizione, ha aggiunto, «questi servizi hanno il compito di scoprire che cosa vuole fare la gente, che le passa per la testa, cosa intende fare: ciò serve ai nostri obiettivi diplomatici e politici».

Infine, Obama ha ammesso di comprendere la delusione di molti tedeschi: lui ha in mente obiettivi chiari, come mettere fine con la pace alle guerre, il cambiamento economico, la difesa del clima, ma il presidente guida «un gigante dell’oceano, non una barca da gare: il presidente degli Stati Uniti non è un grande imperatore del mondo intero, ma solo un uomo, una rotella in questo ingranaggio: io cerco ogni giorno di avvicinarci un po’ di più alla mia visione».

Con lo scandalo del Datagate, con le rivelazioni che hanno indignato l’opinione pubblica tedesca, le relazioni fra Berlino e Washington si erano in effetti raffreddate: di recente Obama ha fatto il “primo passo”, e ha chiamato la cancelliera per farle gli auguri di guarigione dopo l’incidente sugli sci e invitandola a Washington, invito che è stato accolto dalla Merkel anche se la data della visita non è stata definita. Probabile che frau Angela se la prenda comoda...



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