Italia unter alles: cosa dicono in Germania della crisi e di noi

Mario Monti? Il capo di un governo antidemocratico, imposto da Europa e Germania(ricordate la telefonata di Angela Merkel a Napolitano?) per soffocare l’economia italiana con misure lacrime e sangue – a tutto profitto dei concorrenti tedeschi.
 
Cosa si sono detti Merkel e Napolitano al telefono? - Il Quirinale smentisce le pressioni.
Saranno state ore poco felici, al Quirinale: mentre si pensava, probabilmente, a preparare senza troppe ansie il Messaggio del Presidente della Repubblica a proposito di coesione e crescita, arrivava il botto del Wall Street Journal, ripreso dalla stampa italiana: la Merkel avrebbe fatto pressioni sul Capo dello Stato perché facesse tutto quel che era in suo potere per la situazione italiana.
Anche se nel pezzo, articolato e a sei mani, non si parlava esplicitamente di una richiesta dichiarata da parte della Merkel perché Napolitano inducesse Berlusconi alle dimissioni, ma si delinea un quadro molto più articolato e complesso, i quotidiani online nostrani hanno semplificato con titoloni, banalizzando. E sono quei titoli, che il Quirinale smentisce con una nota:
 
In riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa, internazionale e italiana, si precisa che nella telefonata, niente affatto segreta, del 20 ottobre 2011, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, non pose alcuna questione di politica interna italiana, ne’ tanto meno avanzo’ alcuna richiesta di “cambiare il premier”. La conversazione ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell’Euro e in materia di riforme strutturali.
 
 
La telefonata, dunque, c’è stata eccome. Ed è chiarissimo che la Merkel non abbia avanzato richieste di cambiare il premier: chiunque l’abbia pensato, non ha letto il pezzo del WSJ o è, più facilmente, vittima di semplificazione giornalistica. Cosa si siano detti Napolitano e la Cancelliera, non ci è dato saperlo. Ma non si può affatto dubitare che Berlino abbia espresso, attraverso la propria rappresentanza politica, preoccupazioni per la situazione italiana. Certe cose non c’è bisogno di dirle chiaramente: si possono anche lasciare intendere, giusto?
 
inoltre i tedeschi non vedono bene anche Mario Draghi?
 
Un protagonista importante di questa manovra anti-italiana: grazie alla leva della BCE, che gli permette di controllare il livello dello spread, è in grado di destabilizzare i governi democratici dell’Europa del Sud, sostituendoli con tecnocrati à la Papademos.
 
Facendo un giro per il web italiano non è difficile imbattersi in questa interpretazione nazionalista e un po’ paranoica della crisi dell’Euro: tra i commenti dei lettori, soprattutto, ma anche negli articoli di alcuni giornali della destra berlusconiana.
 
Chi sostiene questa tesi non sa probabilmente che un’altra visione – completamente opposta, ma sicuramente altrettanto paranoica – gode di una certa popolarità nelle edicole tedesche.
 
Qualche giorno fa il settimanale economico Wirstchaftswoche è uscito con una copertina provocatoria: in primo piano i tre “mediterranei” Monti, Draghi e Papademos, sorridenti come non mai. Piccola piccola in un angolo, un’imbronciata Angela Merkel. Il titolo non lascia spazio a interpretazioni: “Il complotto dell’Euro: ecco come la Germania verrà spolpata”.
 
 
 
Le tesi dell’articolo principale dell’edizione – “La Germania nella trappola dell’Euro” – sono poche e piuttosto semplici: innanzitutto, il patto fiscale contratto dai paesi dell’eurozona qualche settimana fa è in realtà una fregatura, perché non include tutto quello che avrebbe voluto il governo tedesco.
 
Non prevedendo sanzioni automatiche, è in realtà poco più di un contentino alla Merkel da parte di Francia e paesi mediterranei, pronti a continuare nella loro gestione indisciplinata dei conti.
 
Secondo, con l’arrivo dell’italiano Mario Draghi e la progressiva emarginazione dei tedeschi dal direttorio della BCE, la Banca Centrale ha snaturato il suo ruolo e si è messa ad acquistare indirettamente i titoli di stato dei paesi in crisi come Grecia e Italia – una cosa che la Bundesbank non avrebbe mai fatto.
 
Così facendo, Draghi mette in serio pericolo la BCE, alle cui finanze la Germania contribuisce cospicuamente. In questo modo, un’uscita dall’Euro, che fino ad oggi sarebbe la soluzione più sensata, diventerà presto impossibile per la Repubblica Federale, che rischierebbe la bancarotta.
 
In questo modo Draghi, con la complicità di Monti e dei francesi, intende mettere la Merkel con le spalle al muro: presto sarà costretta a salvare gli indebitati paesi del Sud con continui trasferimenti di denaro (del contribuente tedesco!), se non vuole vedere anche il suo paese sull’orlo del fallimento.
 
Insomma, in un modo o nell’altro, i furbi mediterranei riusciranno a “spolpare” la ricca Germania – evitando contemporaneamente in ogni modo di riformare i propri paesi.
 
I lettori dell’edizione online della Wirtschaftswoche la prendono male – anzi, malissimo. Margrit ad esempio scrive:
 
E’ proprio così che andrà. Temo però che il declino sarà ancora più veloce, anche in Germania. Sarà la guerra civile. Questa è la mia grande paura. Creare l’Euro è stato un atto criminale. Ma i fanatici dell’Euro, tra tutti la comunista Merkel, si stringono ad esso come naufraghi a un salvagente. E purtroppo abbiamo un parlamento senza opposizione. Non c’è un solo partito che faccia gli interessi della Germania.
Insomma sembra proprio che il dilagare di manie di persecuzione di stampo nazionalistico non sia una peculiarità dei paesi vittime della crisi: anche in Germania c’è chi pensa che l’Europa sia ormai uno strumento che “loro” usano per soggiogare “noi”.
 
Ha scritto bene Paul Krugman, che da americano ha quel giusto distacco rispetto agli affari europei:
 
La crisi dell’euro sta uccidendo il sogno europeo. La moneta comune, che avrebbe dovuto unire le nazioni, ha creato invece un’atmosfera di forte ostilità. (..) Chi conosce la storia Europea non può guardare a questo rinascere di vecchie ostilità senza rabbrividire. E il peggio deve probabilmente ancora arrivare.
 

inserito dal blogger Domenico Marigliano

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