Il complottismo in Italia e I "misteri italiani"

 
 
Affrontiamo ora quell'area grigia della pubblicistica che si occupa dei "misteri italiani", alimentata dalla carta stampata e soprattutto da internet, in cui rientrano numerosi temi, anche importanti, della recente storia italiana: il disastro di Ustica, il sequestro Moro, le stragi, i servizi segreti deviati…. A tale riguardo esistono indubbiamente tante, troppe questioni irrisolte. D'altra parte, vista la fatica richiesta per leggere (e soprattutto interpretare) la vasta mole degli atti giudiziari e parlamentari a disposizione, risulta spesso più facile lanciare tesi "ad effetto" che si ricollegano ai principali politico-culturali del complottismo. Di competenza, riemergono, specie nella giungla dei siti internet, le tesi più logore di presunte "congiure" di tipo sionista, fascista, massonico e via discorrendo.
 
Veniamo poi ad un altro "mistero italiano" dagli inattesi risvolti politici: il "complotto satanista" e il problema delle "sette". Si direbbe che nessuno, a parte qualche americano fuori di testa, ipotizzerebbe una congiura satanica a livello nazionale o internazionale. Ciò almeno dal punto di vista razionale. Sorge però una difficoltà: dal momento in cui si parla del satanismo nel quadro della teologia cristiana, da curioso fenomeno di costume, con qualche brutto episodio delinquenziale, si passa al piano escatologico, tale da evocare la lotta cosmica tra il bene e il male. A titolo di esempio, Don Baget Bozzo ipotizza, ne L'Anticristo, un collegamento tra politica e attese millenaristiche: "Il fatto che la potenza politica di Satana si sia manifestata con il suo massimo vigore nel XX secolo, indica che sono più vicini i tempi di quell'ultimo potere tirannico che il ritorno di Gesù Cristo annienterà?".
 
Vi è stato però un episodio ben più preoccupante: la stesura del "Rapporto sulle sette" del 1998, inviato dal Ministero dell'Interno alla Commissione Affari Costituzionali della Camera. E' normale il fatto che in un Paese come l'Italia, in cui la criminalità organizzata rappresenta un vero e proprio macigno che mieta vittime e frena lo sviluppo sociale ed economico, il governo di centrosinistra abbia voluto dedicare risorse pubbliche alle indagini sui "nuovi movimenti magici e religiosi"? Evidentemente, ancora oggi, questi "nuovo movimenti", oltre a religioni ben radicate nei secoli come l'Islam, suscitano ancora il riflesso "complottista" in una parte della classe politica e amministrativa, nonostante i trascorsi storici della schedatura fascista degli acattolici.
 
Immaginiamo, invece, il finimondo che scoppierebbe per un analogo rapporto, magari promosso dal centrodestra, sul mondo del giornalismo, del sindacato o del volontariato…ma come al solito ci troviamo di fronte al consueto doppiopesismo della convenienza politica.
 
La "politica occulta" e le lobbies
 
Veniamo quindi al problema delle lobbies ossia i gruppi di pressione. Tra i vari protagonisti del potere o aspiranti tali, al modello cospiratorio dell'epoca preindustriale si è sostituito ormai da tempo quello di agire più o meno all'interno del sistema per trarne il massimo vantaggio.
 
Il più clamoroso regime change di tutti tempi, ossia la caduta dei regimi comunisti in Europa, è avvenuto praticamente senza colpo ferire, D'altra parte, con qualche degna eccezione (le repubbliche baltiche), è avvenuto il traghettamento quasi integrale della vecchia classe dirigente comunista nelle nuove strutture democratiche. Un esito scandaloso e non del tutto chiarito, ma tuttavia da analizzare nel quadro di concrete dialettiche del potere, e non di qualche fantasmagorica congiura.
 
I gruppi di pressione non operano nelle aule parlamentari, ma in tutt'altra sede: una vera e propria "politica occulta". Evidentemente, in questi processi l'occultismo non centra per niente: si tratta semplicemente della consuetudine umana di agire con riservatezza, in primis per non farsi cavalcare dai concorrenti, ma anche per pudore in caso di esiti non favorevoli. In ogni nucleo della società, dalla famiglia alle maggiori organizzazioni economiche e politiche, vige la regola della riservatezza. Oggi come ieri, nonostante i richiami alla trasparenza, esiste una sfera di attività che si svolge in pubblico e un'altra che si svolge rigorosamente in privato. Dalle sedute del consiglio dei ministri e di altri organi governativi, fino al direttivo dell'ultimo partito politico nel più piccolo comune le fasi essenziali del dibattito e della decisione si svolgono "a porte chiuse". Per non parlare dei consigli di amministrazione.
 
Per chi si muove nel mondo dei partiti come in quello della aziende e delle pubbliche amministrazioni, conta non tanto, o non solo, "chi sei" ma in quali stanze ti riunisci. In una società caratterizzata da contrastanti dialettiche interne, di collaborazione e di scontro, la trasparenza, pur auspicata dalla legge, è tra le ultime considerazioni. Anzi, accanto alla trasparenza nel pubblico, viene sancito nel privato (ma non solo) il trattamento opposto: il diritto alla riservatezza, alla privacy. Esistono tanti, troppi contrasti con la trasparenza auspicabile in democrazia, ma sarebbe sciocco attribuire questa prassi ad "oscure trame".
 
In merito al concetto di lobby e di gruppi di pressione, Marco Dolcetta, in Politica occulta, sottolinea la diversa percezioni tra gli americani e gli europei: "In Europa si è istintivamente portati a pensare a intrighi, trame, frodi e operazioni comunque al limite della legge. L'americano medio è invece convinto che il sistema delle lobby sia uno degli elementi costitutivi della democrazia, in quanto la libertà di espressione e di organizzazione non può che indurre gli interessi individuali ad esprimersi, organizzarsi e tutelarsi".
 
Respingere il complottismo non significa chiudere ogni dibattito sulle questioni più controverse della storia e della cronaca. Parlare in maniera schietta dei "poteri forti", in patria o all'estero, non è un compito facile; ma risulterà più facile se si ripongono nell'armadio dei ricordi i vecchi arnesi della teoria del complotto.
 
In tale quadro, si ridimensionano indubbiamente i riferimenti fatti da taluni personaggi politici alla "lobby massonica" ma anche alle "trame fasciste": sono aspetti che rientrano piuttosto nella "politichetta" di chi non ha altro di cui occuparsi. A meno che qualcuno non si aspetti ancora un ritorno elettorale, confidando nelle reazioni ataviche suscitate da qualche vecchia "parola d'ordine".
 
D'altra parte, sono ricomparsi i vecchi pregiudizi xenofobici e religiosi in cui si attribuiscono responsabilità collettivi, di tipo nazionale o religiosa, ai più gravi attentati dei nostri tempi. In Europa, il dibattito sul tema dell'avvicinamento della Turchia all'Europa ha indotto qualcuno a parlare del "pericolo islamico". In tal modo, la questione della natura e dei destini dell'Europa è stata ridotta a qualche battuta di "bassa lega". Un ulteriore avanzata del complottismo a sfondo religioso, per ora assai minoritario, non aiuterà certo ad orientare l'azione della politica europea in un mondo complesso e irto di rischi. E, com'è noto, la paura è cattiva consigliera.
 
Di conseguenza, è auspicabile la fioritura, in tutta libertà, di indagini di tipo storico e sociologico, filosofico e giornalistico; nonostante le residue sacche di intolleranza culturale, è ormai difficile che gli argomenti analizzati e le conclusioni raggiunte possano essere di indirizzo univoco. I complottasti di tutte le risme si mettano l'animo in pace: nelle società avanzate, la visione medieval-totalitaria del "pensiero unico" rappresenta una meta sempre più irrealizzabile.
 

Inserito da Domenico Marigliano Bloggere

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