I SERVIZI SEGRETI ITALIANI ALL'OMBRA DEL DIRTY JOB

Nati ufficialmente nel 1866, cinque anni dopo l’Unità risorgimentale, i servizi segreti italiani hanno da sempre una caratteristica che li contrad- distingue dagli altri strumenti d’intel- ligence internazionale: non solo è stata sempre riservata la loro attività – fatto, questo, almeno giustificabile – e di conseguenza elevata alla massima potenza la loro irresponsabilità, ma sono sempre state oscure e misteriose la loro formazione, le logiche di comando, i compiti, le funzioni. Se c’è in Italia un organismo dove la trasparenza è meno di un optional, questi sono i servizi segreti, un’area dove regna l’impunibilità più assoluta. Formalmente esistenti per proteggere la sicurezza, interna ed esterna del paese, i servizi segreti italiani – nonostante i continui cambiamenti di nome – continuano a rimanere uno strumento per i giochi politici della classe di volta in volta dominante. Se quest’ultima affermazione è riscon- trabile in molti paesi dell’area civile, in Italia è sempre esistita una sua variante specifica, ben riassunta in questa     frase   di     un     importante magistrato, Giovanni Tamburino, che, proprio con i servizi, si è scontrato più di una volta:
<<Le deviazioni delle polizie segrete non sono un fenomeno accidentale, ma nascono contemporaneamente alle polizie segrete. La potenza di una polizia segreta fa sì che, da strumento in mano al Principe per perseguire gli scopi di sicurezza del regime, essa si trasformi in potere separato che persegue i propri scopi di sicurezza o, quanto meno, interpreta a suo modo la "sicurezza necessaria" al regime>>.


I servizi segreti dell’Italia democratica nascono ufficialmente il 1 settembre 1949, sulle ceneri - ma mantenendo in pieno uomini e strutture - del vecchio SIM, il servizio d’informazione militare, nato durante il regime fascista: il suo nome è SIFAR (Servizio Informazioni Forze Arma- te).Già nella costituzione del SIFAR c’è qualcosa di anomalo: nessun dibattito parlamentare, ma solo una circolare interna, firmata dall’allora ministro della Difesa Randolfo Pacciardi, repubblicano. Dalla nascita della Repubblica, l’Italia ha atteso più di tre anni, quindi, per dar vita all’organismo che dovrebbe tutelarne la sicurezza, il tempo necessario a "scaricare" le sinistre dal governo e ad aderire al Patto Atlantico. Il primo direttore del SIFAR è il generale di brigata Giovanni Carlo Del Re che opera sotto l’esplicita supervisione dall’emissario della CIA in Italia, Carmel Offie. In carica per tre anni, Del Re viene sostituito nel 1951 dal gen. Umberto Broccoli – l’uomo che – almeno sulla carta - darà l’avvio a Gladio, sostituito, neppure un anno e mezzo dopo, dal gen. Ettore Musco.


 

Anche Musco, che nel 1947 aveva formato l’AIL (Armata Italiana per la Libertà) - una formazione diretta da militari, sostenuta economicamente e militarmente dai servizi segreti americani, incaricata di vigilare su un’eventuale insurrezione comunista – fu uomo di stretta osservanza CIA e proprio sotto il controllo americano portò a termine l’acquisto dei terreni di Capo Marrargiu, in Sardegna, dove sarebbe sorta la base di Gladio.

 

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