FUORI DALLA CASA POPOLARE PERCHE’ E’ MORTO IL FIGLIO DISABILE- MAMMA (MALATA) E PAPA’ ESODATO SONO IN MEZZO AD UNA STRADA. SECONDO TE SONO ITALIANI O STRANIERI?

ASSOCIAZIONE ATTIVISTI GAY HARVEY MILK ONLUS

17 minutes ago
Muore il figlio disabile Perdono la casa popolare
Non c’è più “emergenza abitativa”. Lei ha un tumore, lui è esodato

C’è chi sostiene che nella vita non esista nulla di più equo: il caso, il cosmo, un dio democratico distribuiscono malattie incurabili con imparzialità. Un po’ qui e un po’ là. Poi c’è chi crede che la parità sia soltanto presunta. Dipende dal ceto economico a cui il malato appartiene: se è basso il male perde i confini, si espande e diventa un bomba che sgretola il futuro di una famiglia. Ma deve essere basso abbastanza, altrimenti può essere anche peggio.  
Questo è quel che è accaduto a Renato e Maria Del Peschio. Hanno 62 anni, sono marito e moglie, vivono a San Mauro. Hanno perso un figlio e la casa. A uccidere il primo è stata la tetraparesi spastica. Ad allontanarli dalla seconda, lo sfratto dell’Atc. Poi lui, Renato, ha anche perso il lavoro: faceva l’impiegato alla De Agostini, oggi è un esodato per la riforma Fornero.
La malattia a sei mesi
La loro storia la racconta la figlia, una sorta di sopravvissuta della vita, una giovane donna esile, occhi nocciola, profondi, tristi, arrabbiati: «Nasco 30 anni fa non da sola. Il mio gemello si chiamava Mattia ed è morto il 18 novembre del 2013. Io invece sono Serena ma solo di nome».
Serena Del Peschio , laureata, lavora in una industria farmaceutica. Si è sposata pochi mesi prima che il gemello morisse per una polmonite. Una complicanza della tetraparesi. Mattia viveva su una carrozzina e si nutriva grazie a una sonda nello stomaco. La madre gli ha cambiato pannolini fino alla fine. Si è spaccata la schiena. La sua gemella sostituiva flebo di antibiotici otto volte al giorno. Usava un timer da forno per segnare i tempi regolari, fissi.
Il dramma
Però Mattia era nato sano. I neonatologi non avevano trovato nulla di strano in lui. Piuttosto erano preoccupati per Serena. Mentre Mattia era «uscito» per primo, lei non voleva saperne di nascere. Così aveva messo a rischio il suo sviluppo. Ma Serena è tenace, non molla e cresce sana. È in Mattia che qualcosa si blocca, aveva 6 mesi. Da quel momento tutto dei suoi familiari: orari, abitudini, stato d’animo, ruota attorno a lui.
L’alluvione
«Vivevamo in un bilocale a San Mauro – racconta Serena – che fu devastato dall’alluvione del 2000. Perdemmo tutto: vestiti, mobili, ricordi. Una perizia dichiarò la casa inagibile e il Comune ci notificò lo sgombero immediato. Mia madre era una baby pensionata. Lasciò presto il posto alla scuola materna per stare con mio fratello. La sua pensione oggi è di 800 euro. Mio padre per non farci mancare niente lavorava notte e giorno. Non siamo mai stati poveri in canna ma perso il bilocale non abbiamo avuto la possibilità di prendere un’altra casa funzionale alle difficoltà di mio fratello». Il passo successivo è stato rivolgersi al Comune per una casa popolare. Ma il reddito della famiglia, basso ma non bassissimo, sforava di poco il limite procapite. Niente assegnazione. Per quattro anni i Dal Peschio trovano sistemazione nella dependance di un uomo generoso. La abitano in comodato d’uso, ma morto lui non sanno dove altro andare.
I5VZD2C74984-U10302981239093piB-U10302995403053gRF-492x295@LaStampa-TORINO-k80E-U10302995403053gRF-640x320@LaStampa.itPressano il Comune. «Siamo stati costretti – racconta Serena – dovevamo garantire a Mattia gli spazi giusti: accessi per la carrozzina, l’ascensore a norma, la possibilità di allestire una sorta di infermeria. Potevamo permetterci solo una casa Atc». Il Comune, dopo mille insistenze, trova una sistemazione: la casa c’è ma non ha termosifoni, non ha pavimenti, alcuni muri sono pericolanti. Bisogna ristrutturarla da cima a fondo ma dovrà essere a carico di chi la abiterà. Per l’affitto verranno stipulati contratti biennali per «emergenza abitativa». La famiglia accetta nel 2004 e per la ricostruzione s’indebita.
La morte e lo sfratto
Un a vita in salita: un contratto ogni due anni, canoni regolarmente pagati, Mattia cresce, curarlo in casa è costoso e complicato. La madre si ammala di tumore, il padre perde il lavoro. Serena non viene mai lasciata in un angolo: studia con ottimi risultati, partecipa, si occupa del fratello. Va in Comune parla con assessori e assistenti sociali perché alla sua famiglia venga garantita una sistemazione definitiva. Si innamora. E si sposa a luglio 2013. Ma alla fine tutto crolla.
Crolla dentro, a novembre, per la morte di Mattia. E crolla fuori per lo sfratto dell’Atc: per la legge, venuto a mancare il figlio disabile, cessa la condizione di «emergenza abitativa». La famiglia deve lasciare la casa. «Mattia era la mia metà – dice Serena – e oggi sono senza fiato. Quel che mi resta lo uso per chiedere aiuto e giustizia. Se mi espongo è per i miei genitori schiacciati dalla vita. Persone straordinarie che hanno dedicato tutto, tempo, soldi, amore, energie a un figlio malato. Urlo per loro, e per altri padri e madri senza ganci a cui aggrapparsi. Perchè le persone eccezionali esistono, solo che non hanno voce».

 

INSERITO DAL BLOGGER DOMENICO MARIGLIANO

totale visite sito web prima pagina 

conta tempo connessione internet

 

 

 

 

contatore

totale click accessi sito web la voce del web

Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter:

Sondaggio

ti piace il mio sito metti un voto

si 313 96%
no 12 4%

Voti totali: 325