Eutanasia – Il disegno pro-morte della Corte europea dei diritti dell’uomo

Il Centro europeo per la legge e la giustizia (ECLJ) ha commissionato a due ricercatori, Claire de la Hougue e Gregor Puppinck, uno studio sull’elaborazione del cosiddetto “diritto al suicidio assistito” da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, lavoro pubblicato con il titolo “The Right to Assisted Suicide in The Case Law of The European Court of Human Rights”.

Sono state prese in analisi varie sentenze che trattano l’ eutanasia ed assemblato un disegno complessivo dei vari pronunciamenti per far emergere i principi di 

Eutanasia – Il disegno pro-morte della Corte europea dei diritti dell’uomo

fondo.

In questo senso, particolarmente interessate è la sentenza relativa al caso Alda Gross (Svizzera, n. 67810/10 del 14 maggio 2013) in cui la Corte ha fatto rilevare che “”in un’epoca di crescente sofisticazione medica combinata con l’allungamento della vita, molte persone sono preoccupate per il profilarsi dell’età avanzata ed i relativi stati di decadimento fisico e mentale, in contrasto con la propria percezione di sé.”

Nella sentenza relativa al caso Pretty C. (Regno Unito) la Corte va ancora più nello specifico: “Il richiedente ha diritto ad esercitare la sua scelta nell’evitare ciò che considera una fine indegna e dolorosa.”

 

La svolta viene letta nelle righe della sentenza Hass (Svizzera, n ° 31322/07, 20 gennaio 2011) nella quale si passata dalla dichiarazione dell’esistenza del “diritto di un individuo di decidere con quali mezzi e in quale momento della sua vita finirà, purché lui o lei sia in grado di raggiungere liberamente una decisione su questo questione e di agire di conseguenza”, ma introduce anche l’ipotesi dell’obbligo da parte dei singoli Stati di “adottare misure volte afacilitare l’atto del suicidio con dignità”. In sunto i concetti basilari sono due: individuale e statuale.

Sul piano personale, l’ eutanasia viene presentata come espressione dell’autonomia individuale e non esclusivamente dovuta a situazioni di particolare sofferenza o di morte inevitabile. Da ciò ne consegue che la conditio sine qua è il rispetto della libertà soggettiva e, quindi, questa strada potrebbe essere anche scelta da persone perfettamente sane, con capacità fisiche e mentali intatte.

Sempre sull’onda di questo ragionamento, lo Stato non dovrebbe più porsi lo scopo di prevenire l’ eutanasia e proteggere la vita delle persone, ma solo di garantire il livello di qualità della morte per coloro che si vogliono suicidare.

 

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